ancora sulla costanza della provincia

Il giovane, dicevo, proseguiva verso il lungomare, dopo aver gettato distrattamente la cicca sulla pietra bianca di piazza Duomo. Lo chiamai. Tornò indietro. Così discutemmo, sui gradini del Duomo. Lo studente, terzo anno alla Bocconi, era mosso da una tenace convinzione su almeno due fronti: una specie di operoso confronto tra privato e pubblico, contribuente e amministrazione, e qualità e vigore della provincia. Avevo quasi perso il filo, quando il giovanotto -pashmina al collo e eschimo gettato sulle spalle – esultò: E’ risaputo, in qualsiasi metropoli tu viva, il contributo di cervelli sottratto alla provincia è evidente. Cioè la provincia coltiva talune volte il pensiero migliore. Aggiungo: propaga luci e colori che la città ha senz’altro smarrito, abbiamo tutta una letteratura in merito. Dino Buzzati. No, meglio ancora Moravia o Marino o Bonura. Poddarsi.

E mentre spiegava, abbastanza acceso sul volto di studente terzo anno alla Bocconi, mi sovvenne la sostanza di una Milano caliginosa e dinamica, i palazzoni delle periferie e le brigate di immigrati, rape e fagioli a Natale, tram raglianti e ascensori supersonici al Pirellone. La grande città, già. Ma noi discorrevamo di provincia. Intanto, sotto il tegolato di un palazzo, un tempo fregiato di stili, memore di quella Ortigia blasonata che ci garba meglio, giaceva un ammasso di calcinacci, crollato giù rovinosamente dall’unico piano dell’edificio.

Allora? mimò lo studente, che roba è?

E’ la provincia, dissi. Siamo tutti reduci, uomini e cose, da una inesorabile decadenza temporale, una consunzione per sfinimento, nobile casomai e terribilmente pigra. In fondo bastava intervenire prima, realizzò il giovane infilandosi rapidamente l’eschimo post sessantottino. E proseguì, riflettendo sulle tinte noir della provincia, enunciando anche con una vistosa enfasi, i segreti di un piccolo centro, le contraddizioni persino, concludendo che quella forza e quel vigore auspicato traesse agio esattamente da un’origine in chiaroscuro e affatto prevedibile di una cittadina di mare, Siracusa.

Allora, cosa vi manca, chiese il giovanotto, studente alla Bocconi. Cosa vi manca? Bella domanda.

(continua)

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One thought on “ancora sulla costanza della provincia

  1. Carla

    Proprio nulla, avrei risposto io. Non ci manca nulla, perché abbiamo il Tempo. Voi avete solo l’orologio. Ma il tempo è qui.

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