La creaturina

Entrai nella stanza appena illuminata, trovai la speciale creatura china sul libro dei salmi, gli occhiali sul naso. Mi sedetti sulla sedia di fronte al suo letto, ero affranta, lei mi guardò negli occhi e mi sorrise. Quindi su di noi piombò un silenzio fitto e greve. Sentivo i battiti sul collo, con esitazione allungai le mie mani verso le sue, ossute e bianche. Intuivo la presenza di un uomo alle mie spalle, era un mendico, un becero, stava con le braccia abbandonate sui fianchi, mi voltai, aspettava il suo turno. Mi alzai e gli lascia il posto, l’uomo muto sedette, pianse un pochino, tirò fuori dalla tasca dei pantaloni un foglietto spiegazzato, era il pieghevole della messa domenicale che consegnò alla donna sul letto.

“Grazie” disse la creaturina, “non dovevi disturbarti, hai le gambe afflitte, non dovevi faticare per me”. Il becero non la finiva di asciugare gli occhi, timidi occhi da povero. “Ho mangiato in mensa e sono rimasto fino all’ora della messa” rispose. E andarono avanti un’ora buona, parlando d’amore, di Dio, di Gloria Celeste, di Cherubini e di Salvezza.

Nel frattempo ho aperto il libro dei salmi, con segretezza, quasi con vergogna, la donna lo aveva poggiato sulla mensola accanto al suo letto di malata. Leggevo di giusti e di empi. E tutto questo è successo veramente.

(tratto da La città racconta, 2008)

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