La donna tradita in via Nino Bixio

Una volta ero una donna tradita. Sono una donna tradita. Sono in via Nino Bixio, ho levato lo sguardo, è finito su un punto lontano, forse un barcone, un peschereccio, ho il porto di fronte e la punta del maniero che svetta stentorea. Lui parla strascicando le lettere. Così giro le spalle.

Tornai la sera, in via Nino Bixio, c’era la luna piena, la notte era avvolta da un mantello di salsedine, vapori acquosi arrivavano dal mare. I neon spalmavano ovunque ombre opache. Sedetti su una panca nel grande parcheggio.

Guardo di nuovo verso il maniero, non vedo il barcone, quel barcone è il manifesto di un certo eroismo che avanza con le lampare, i pescherecci, con i calanchi, lo scorgo sulla fronte dura di un vecchio timoniere.

Ero la donna tradita, era tutto finito. Adam era morto. Lo strazio. la donna tradita di via Nino Bixio, il suo amore infranto, le lacrime nere e prima un giorno di sole, quando tutto emerse dalla fossa, e non c’era nebbia, pioggia, prostrazione tutto intorno, tutto intorno il mondo gioiva. Uno strazio senza suono, occhi stretti e piccoli, solchi sulle tempie. Quella donna ero io.

Il silenzio si impossessava del domani, dei giorni a venire.

Chiedo notizie sul silenzio, un castigo o un privilegio. Dipende, dipende da quanto presuntuosa sia la nostra concezione di eternità. Ma cadiamo in errore, non c’è ineluttabilità nel nostro accorrere temporale ad ogni evento che non sarà mai decisivo. L’eternità poi è altra cosa.

Prendete il dolore della donna tradita, doveva essere per sempre sì?

Quella donna ero io. Era per sempre?

(continua)

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