Come hai fatto?

In fondo ce lo siamo detti un mucchio di volte (non è così?), ad ogni curva della nostra esistenza, “oh non passerà mai”. Ed era vero poi, perché le cose non passano mai, si nascondono tutt’al più.
Giovedì notte c’era la luna piena, tutto è uguale a un tempo. In via Nino Bixio abitava la creaturina, di fronte c’era il grande parcheggio, non era molto frequentato, c’era il rudere occupato da gente di strada, c’era ancora il professore che mi apriva la porta in maniche di camicia, i pantaloni sgualciti, la solita sigaretta serrata tra le labbra. Era trascorso un inverno, era tutto finito.
Avevo un amico, non si dava pace, voleva una donna, era stufo marcio di rinunciare sempre, “sono solo, non c’è altro, aspetto la mia primavera, e invece sono alla fine di tutte le stagioni”. Non è giusto. No. Lui era fuori di sé, lui che aveva tradito, non l’amico. Sul letto di una pensione sordida, dormiva senza pace, il suo sonno disturbato lo esponeva simile a un bambino, i suoi capelli erano umidi, c’era uno strano odore, riconoscevo bene ogni dettaglio. Come hai fatto? Mi hanno chiesto. Come si fa a dire addio?

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