le casine amene

Sono entrata in un parco. Non quello dei barboni stavolta. Un parco con sentieri di salici. Ci sono piccole recinzioni. Le barricate col filo spinato danno sulla strada. E’ un manicomio.  Una volta le chiamavano le casine amene, oggi sono uffici pubblici. C’è una pineta, le casine  si fronteggiano. Le casine contenevano uomini, donne, bambini e vecchi. Franco Basaglia li liberò tutti. Nudi deambularono in giardino, il giardino di selci. Una donna chiese una sigaretta.

Così oggi non so perché avevo l’impressione di attraversare un cimitero. Ho provato una pace inaudita. Mi sono avvicinata alle grate, volevo immaginare qualcosa. La vecchiezza ha un suo preciso odore persino nelle cose.

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