chi mi ha cambiato la vita

Lo dico qui: se la mia vita è cambiata lo devo soprattutto a due persone: Marco Travaglio e Giulio Mozzi. Ritengo che nella vita ci sia un momento in cui le cose accadono perché è il loro tempo fissato; come diceva un teologo: “quel che tarda, giungerà”. Per me è andata così.

Nella prima versione dei ringraziamenti, da inserire nelle ultime pagine di Sangue di cane, lo raccontavo apertamente, spiegando la successione degli eventi, in ordine cronologico (non è questa la versione poi pubblicata, ma tanto è la verità in qualche dettaglio).

Scrivevo:

Giulio Mozzi. Giulio è il mondo delle lettere, chi può negarlo? Scrittore, consulente, editor  e soprattutto talent scout. Gli spedii una mail pregna di delirio ed autoreferenzialità, non allegai un bel nulla dei miei scritti. Nella mail farneticavo cose del tipo:  < sono brava,  il mondo non mi capisce, questa è l’ultima volta giuro>. Lui  oggi dice che invece sono stata dignitosa e onesta. Così mi rispose. Venne persino a Catania, da Padova, prese l’aereo, venne qui giù, in Sicilia, apposta per incontrarmi. Nel frattempo gli avevo spedito i miei libri precedenti. Mi suggerì la stesura di un romanzo dove avrei dovuto raccontare quel che mi ostinavo a tacere. Il romanzo nacque così.

 Marco Travaglio. Lesse i primi capitoli del romanzo. Gli piacquero. Sapeva che il romanzo non aveva ancora trovato casa; perciò pensò di aiutarmi, lo fece con molta discrezione, senza che io sapessi, semplicemente perché convinto che quel che aveva letto fosse una buona cosa. Dunque propose il testo alla casa editrice  Melampo di Calogero Garlisi. La sua stima (sono ancora incredula) mi venne in soccorso. Incontrai Marco Travaglio nel 2008, ad Acireale, durante la presentazione di un suo libro. La calca praticamente lo aveva inghiottito, ebbi il tempo di fargli solo un paio di domande per un’intervista concordata con il mio caporedattore. Marco Travaglio è una persona generosa.

Calogero Garlisi. Siciliano di Agrigento, quando mi chiamò la prima volta, la sua voce mi sembrava che la conoscessi già. Stavo seguendo una conferenza per il giornale, mollai tutto. Saltai sulla sedia un altro po’. Lillo, chiamami Lillo, mi disse. Ok, mi viene male, vabbé. E invece, schiva come sono, non ebbi difficoltà a prendermi tutta la confidenza. Lillo Garlisi. Mi dice: faremo un marchio nuovo, solo per la narrativa, dai, buttati. Non era un’alternativa, realizzai che sarebbe stato e basta. Davvero troppe congiunzioni. Lillo volle Giulio Mozzi in questa avventura, Giulio accettò. Mentre le cose andavano a Milano, io dalla mia stazione periferica esultavo, non potevo fare altro”.

Milano settembre 2010.

Ecco come è andata.

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