di un amore inaudito

Così il cavaliere errante aveva una onlus. Sedevo al tempio. Il cavaliere errante doveva salvare tutti. Rieccolo, volevo ridere, con tutta la volgarità che avevo in corpo, serbata da qualche parte con la vergogna e una rabbia ancor più segreta. Ridere e poi sputare in terra, come è in uso ai disgraziati. Quest’uomo, il poeta l’ebreo, amava di un amore inaudito. Finì per amare me, un bel giorno. Niente da fare, amico, intesi? Molla la presa, io sono la serpe, la serpe che cova in seno. Shalom, urlò il cavaliere una notte, dentro un vicolo d’ Ortigia. Shalom, cuore di padre. Il ragazzino con le rose, il cingalese, bambino mio, sussurrai, seduta al tempio. Una masnada di disgraziati, imprecavo. La maga del tempio attraversava la piazza. Non credo alle tre lune, alle tre isole le dissi contro, la maga attraversava il tempio. La cenere franava sulle pagine del moleskine, aperto distrattamente. Era una disdetta. La sentinella annoiata. Così un giorno il cavaliere mi amò di un amore inaudito, c’era da morir dal ridere. Ridevo, ero sciocca e impaurita. La pioggia era il tedio sui ballatoi. Non avevo nemmeno un ombrello. Vidi Shalom, cuore di padre, le sue rose finte. Shalom.

(continua)

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