“Ti occuperai di sport” mi dissero

                                                          di Alberto Minnella

Il proprio esordio è piccolo ricordo colorato solo quando lo si racconta a distanza di anni. Molti anni. Nel mio caso, son passati poco più di sei anni dal mio primo articolo come giornalista. Se avessi saputo quale fosse stata la strada da percorrere all’interno di questo mondo lavorativo, cosparsa di colleghi di plastica e tagli editoriali contro natura, probabilmente non avrei nemmeno iniziato. Non sarei qui a raccontarvelo, insomma.

A scrivere alla mia casella postale elettronica fu Massimiliano Perna, che a quei tempi esordiva come direttore de Il Megafono. Io ero un giovane musicista, appena tornato dagli studi accademici in batteria da Parigi. Mi disse che il giornalista che si occupava di musica non poteva inviargli nessun pezzo, che non sapeva come fare e che aveva bisogno immediatamente di un’idea, di una mano.  Incosciente e curioso gli offrii una penna. La mia. Inutile nascondervi che non avevo idea di cosa potessi scrivere e, specialmente, come farlo. Accesi una sigaretta e mi fiondai sulla mia collezione di dischi. Non volevo scrivere una recensione. Non ne ero capace. Se dovevo scrivere di musica, mi son detto, dovevo farlo lanciandomi in un leggero excursus storico su un album che negli anni settanta fece storia. Il mio mondo, la mia passione. Scelsi “A night at the opera” dei Queen. Andò bene, per mia fortuna. Un po’ prolisso, privo di una professionale tecnica di stesura (come adesso del resto), ma portai a casa il risultato. Stampai l’articolo e lo riposi in un cassetto.

D’allora in poi mi prostituii per qualunque testata, webzine e spazi d’informazione che potessero capitarmi sottomano. Non ero un giornalista, ma avevo voglia di scrivere. Così lessi molto. Di tutto. Dal Rolling Stones a Libero. Feci delle prove. Per conto mio. Studiavo ogni giornalista di cui trovavo un articolo da leggere. Smembravo le sue parole, distruggevo l’ossatura del pezzo e la riscrivevo. Imitavo e replicavo.

Un giorno, credo fosse il mese di marzo del 2010, arrivò una telefonata dalla redazione de Il Giornale di Sicilia. Dovetti alzarmi tardi quella mattina, perché non ricordo esattamente nemmeno l’ora. Risposi e dopo una decina di minuti mi convocarono in redazione. Mi offrirono un lavoro. Dentro, costipate sotto la pancia, c’erano le mie urla di gioia. «Ti occuperai di sport» mi dissero. E così feci. Non presi mai il patentino. Anzi, sono ancor ‘oggi contrario a qualsiasi tipo di albo professionale. Una malattia del tutto italiana e fascista, che rallenta, distorce e complica le professioni e i professionisti. E diciamo pure, ci imbavaglia tutti. Da quel giorno in poi ho scritto molto. Sempre. Ogni giorno.

Qualche settimana fa è arrivata l’ennesima chiamata. Era il mio amico giornalista Gaspare Urso che dalla sua parte del monitor mi ha raccontato di questa sua nuova avventura: La Grande Testata. «Siamo in pochi, ma buoni. Non prendiamo un euro e vogliamo scommettere tutto su questo giornale. Tu ci stai?». «Subito», risposi. Così è nata la mia rubrica “The Working Dead” e la mia nuova avventura sui tasti del mio laptop. Quando ho scritto il pezzo d’apertura ho pensato a me sei anni fa. Ho riaperto quel cassetto e ho letto il mio primo articolo. Il mio esordio. L’ho fatto per ricordarmi del sogno di quel ventenne. Di quella purezza che nuotava libera fra una parola e l’altra. Faccio questa cosa molto spesso. Ogni volta che le cose vanno male o quando ricomincio da capo. Da zero. I miei continui esordi. Il mio primo articolo, che rappresenta, fino ad ora, il mio sogno che riposa nel cassetto.

foto di Marla Lombardo

foto di Marla Lombardo

Alberto MInnella giornalista free lance, musicista. Ha pubblicato due dischi come batterista con i Posh e ha partecipato al disco di esordio di Paolo Mei & Il circo d’ombre e con altri artisti come Carmelo Amenta e Froben. Scrive attualmente per Fan Page e per La Grande Testata, dove cura la sua rubrica di racconti sul lavoro dal nome The Working Dead. Il suo blog Il bicchiere di Hanky è considerato dal portale italiano Noir-italiano “uno dei più strani esperimenti di letteratura noir online”. 

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