Io ero tua madre

Sono nata esattamente nove mesi dopo la morte di tua madre. Non chiedermi come faccia a saperlo, lo so e basta. Ho attraversato il lungo e buio corridoio dell’orfanotrofio di Radom. Ero io. Io ti ho preso tra le braccia, ti ho guardato per la prima volta, i tuoi occhi obliqui erano ancora quelli di un infante. Il nostro amore serbava un segreto biblico. Radom era piena di neve, era gennaio. I tuoi piccoli piedi si muovevano a stento sul pavimento freddo, avvolti da tenere babbucce. Io ero tua madre. Ti sollevai, sgambettavi come tutti gli infanti. E un giorno mi hai rincontrato e non mi hai chiesto tylko ciebie, matko? sei tu, mamma?  Ho scritto tutto sul moleskine. Servirà, quel dì, prendimi in parola. E quando ti vidi chiedere, e la pietà del mondo e il cielo e la terra si piegarono afflitti e clementi, io ho capito, ho realizzato. Sai cosa sia la pietà, dimmi? Anche adesso, sul monte di cenere, sotto cui abbiamo seppellito il feltro di quel che eravamo, ho indossato la mastruca dell’ignominia, sono la vedova bianca, ma anche adesso sgomenta ringrazio Dio. La pietà è un dono. Il dolore ha evangelizzato. Anche adesso lo penso sicura e scrivo tutto sul moleskine.

(continua)

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Agenzia Letteraria Internazionale,  Milano

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