non avevo mai visto creature simili

Attraversavo la via del Foro che costeggiava i giardini pubblici. Un randagio vomitava bava. Vidi Gabriella, l’eroinomane (ne parlo in Sangue di cane, nda), sorretta da un vecchio, apriva e chiudeva le palpebre con lentezza, strafatta. Aveva ancora i capelli, erano lucidi bruni con la frangia. La prima volta che andai al parco con la consapevolezza di addentrarmi in un erebo nauseabondo, non ebbi paura perché c’eri tu ad attendermi. E mentre Wojciech dava di stomaco perché era a rota, con delicatezza voltasti il mio viso chiudendomi gli occhi con il tuo palmo indurito e sporco. Ti dissi non preoccuparti, alzai le spalle, finsi noncuranza: ero impressionata, non avevo mai visto creature simili. Eppure mi abituai anche a loro, a quell’orrore. Li abbiamo persi tutti, Wojciech faceva il becchino in Polonia. Poi c’era Jaruzelski, con le braccia in cancrena. Ti chiesi: perché? Tu mi hai sorriso, era uno strano sorriso. In seguito lo tradussi, era il sorriso che aveva il suono del singhiozzo. E’ ancora Cechov. Ti giuro che ho incontrato prima Cechov e poi te. Mi iscrissi all’università, scelsi storia della letteratura slava. Ci pensi?

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