ero lucida sempre

Era il nuovo anno. Al tempio rividi l’ambulante cinese con il berretto di Babbo Natale e un marsupio pieno di accendisigari. Non era freddo, era un mattino clemente di sole e possibilità. Dario era sdraiato sulla panca del tempio, eccola la sua notte di Capodanno, lo guardavo con interesse, cercando di sottrargli un qualche segreto di quella posa abbandonata, il senso stesso di certa deriva o abbrutimento. In fondo gli invidiavo un tale stravolgimento del corpo e dello spirito, io non ero in grado, ero lucida sempre e didascalica nelle mie rivendicazioni stolte velenose. Sballati va, mi esortava un amico un tempo, non era un vero amico. Lui prendeva le anfetamine e andava in crisi ipertensiva. Poi si pappò il cervello, è andato fuori. Finisce a tutti così. Sono le ultime luci signori, salii sopra la panca, mi misi a urlare, a declamare anzi, con una capacità di persuasione devo ammettere non comune. Mi sentivo tanto partecipe, avete presente il professore de L’attimo fuggente? Proprio lui. Era Robin Williams, il professore John Keating, salì sulla cattedra, era lui? Sì? Era l’austero collegio di Welton. Allora ho fatto lo stesso, sono salita sulla panca, signori, urlavo, sono le ultime luci. Carpe diem sapete. Mentre Dario dormiva strafatto, povera me.

(continua)

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