L’agente letterario: la certezza di essere letti

♠ La sua Agenzia è tra le più autorevoli, fondata da Augusto Foà nel 1898. Bé, lei, è anche la mia agente:

Valentina Balzarotti Barbieri, la tua agenzia, l’Agenzia Letteraria Internazionale, è davvero storica, tra le più importanti. Quanto è determinante essere rappresentati, per uno scrittore?

Secondo me un agente, un buon agente è prima di tutto qualcuno che facilita i rapporti tra editore e autore, non si sovrappone, non si sostituisce in nessun modo all’editore né all’editor, non crea difficoltà, se possibile. Quindi io sono lì per risolvere i problemi, se ce ne sono. Sono lì per discutere con l’editore delle cose magari un po’ imbarazzanti per lo scrittore (tipo: mi pubblichi, ma quanti soldi mi dai? Oppure: ma perché non mi hai ancora pagato?). Sono lì per difendere il mio scrittore da alcune pretese non sempre benevole, mettiamola così, e da alcuni “trucchi del mestiere”.

  • Per l’esordiente c’è una motivazione in più : un agente gli apre la porta dell’editoria, nel senso che gli editori leggono certamente un testo che mando io, e lo leggono in tempi ragionevoli e soprattutto concordati insieme. Se ricevo un rifiuto il più delle volte è accompagnato da una motivazione (non sempre a dire il vero…). E anche sulle motivazioni c’è sempre da riflettere, gli editori sono lettori professionisti come me e il loro parere è importantissimo, può essere fonte di riflessione, quindi io con lo scrittore ne parlo sempre.
  • Per tutti gli scrittori (esordienti, non esordienti e quelli di  successo) un agente serve a tenere separate la creatività e gli affari, il libro e i suoi contenuti dal contratto con i suoi contenuti, a togliere lo scrittore  dall’ imbarazzo di dover parlare con gli editori – o editor di cui sono il più delle volte amici – di soldi per esempio, oppure delle lamentele sulla distribuzione, sulla pubblicità e promozione eccetera e a strappare le migliori condizioni contrattuali. Inoltre un buon agente segue i contratti nel tempo, ne tiene  d’occhio tutte le scadenze, li rinnova strappando anche qui le condizioni migliori eccetera.

Cosa significa esattamente avvalersi di un agente letterario?

Bisogna sempre distinguere tra  scrittore affermato e esordiente.

Per l’esordiente significa la certezza di essere letti e consigliati per il meglio dall’agente e di essere effettivamente letti dall’editore. Per lo scrittore affermato significa, come dicevo sopra, avere qualcuno che ti leva da certi imbarazzi, e qualcuno con cui parlare, consigliarti sulle mosse da intraprendere eccetera, con cui escogitare una strategia editoriale.

Per entrambi significa comunque spuntare il miglior contratto possibile: non solo nel senso economico ma anche e direi soprattutto per quanto riguarda i tipi di diritti ceduti, le durate delle cessioni e un mucchio di altre tecnicalità importanti quanto l’ammontare dell’anticipo.

Dunque in ultima istanza servirsi di un agente significa affidarsi a lui con fiducia, sicuri che agisce in nome e per conto dello scrittore per il meglio, con professionalità, buon senso,  e spirito pratico.

 

Quali consigli daresti a un esordiente? 

Tra i consigli direi di avere pazienza, umiltà, voglia di mettersi in discussione, scrivere, riscrivere, tagliare e soprattutto leggere moltissimo e confrontarsi con i migliori ma anche con i peggiori. Si impara da tutti. Sono secondo me utili tutti i libri, quelli belli e quelli brutti. E poi esorto tutti a darsi da fare per scrivere con delle regole da rispettare: è una preziosa disciplina. Anche tenere una rubrica o scrivere occasionalmente sul giornale del supermercato o della parrocchia è utile. Bisogna restare in argomento, in un certo ambito, rispettare un numero di battute assegnato, un argomento specifico.

E’ difficile essere arruolati da un agente se si è alle prime armi. Noi dell’ALI siamo severissimi, dunque non è semplice. Per prendere uno scrittore “nuovo” che non abbia mai pubblicato, o quasi, io pretendo di entusiasmarmi per il testo che mi viene proposto. E leggo troppo perché mi succeda spesso.

E’ evidente che io ritengo sia importantissimo comunque avere un agente per tutte le ragioni esposte sopra.

 

Come arrivare a un’agenzia letteraria, soprattutto se si è agli inizi?

Non so come agiscano le altre agenzie. Da noi basta telefonare, scrivere agli indirizzi di contatto che ci sono sul sito. Rispondiamo a tutti. Se non si è mai pubblicato niente o si è pubblicato con editori locali, a diffusione ristretta, io propongo il nostro severissimo servizio di lettura ( a pagamento). Negli altri casi, normalmente mi faccio mandare il testo, lo leggo e rispondo nel giro di un paio di mesi. Bisogna tenere presente, però, che, anche se mi sono entusiasmata per il testo che mi è stato proposto,  non è detto che gli editori facciano altrettanto: a volte (non è raro) accade che non si trovi l’editore o si debbano fare moltissimi tentativi prima di trovare un editore disposto a rischiare la pubblicazione di uno sconosciuto.

 

Leggende metropolitane da sfatare…

Sì, ci sono alcune leggende metropolitane sulle agenzie letterarie (quanto meno sulla nostra). Forse di questi tempi la parola agenzia crea qualche confusione con le  più note (e magari famigerate) agenzie degli attori, dei cantanti o degli sportivi.

1 non siamo un ufficio stampa: una volta che il libro è uscito ci pensa l’ufficio stampa dell’editore a promuoverlo : non è il nostro mestiere quindi non lo facciamo . Insomma non mandiamo gli autori in TV, non organizziamo presentazioni, niente di tutto questo.

2 Non è vero che è inutile mandare i dattiloscritti perché vengono buttati via: da noi  vengono tutti presi in considerazione. Viene proposto il servizio di valutazione, quando è il caso, oppure li leggo io quando la situazione lo richiede. Leggo in tempi ragionevoli (un mese o due) e rispondo a tutti, ma proprio a TUTTI.

3 Non è vero che avere un agente è sinonimo di pubblicazione certa Girano infatti queste strane convinzioni: se uno ha l’agente trova di certo un editore (magari!). Tutto quello che succede nella realtà (lo ho detto prima) è che se uno ha un agente il testo viene letto e vagliato dagli editori che lo ricevono. Diciamo nello specifico: se uno scrittore è rappresentato dall’ALI,  gli editori leggono di sicuro i testi che io mando (e raccomando) loro, ma poi decidono in assoluta autonomia. Mi becco un sacco di rifiuti, a volte ben motivati e volte senza motivazione alcuna… e proseguo per la mia strada. E devo ammettere che a volte mi capita perfino di non riuscire a trovare un editore per qualche opera.

4. Non è vero che avere un agente fa subito lievitare l’entità dei compensi (in particolare gli anticipi). Questa è la più grossa storia che io abbia mai sentito. Gli editori misurano, specialmente di questi tempi grami, nelle loro offerte, gli anticipi e le royalties sulla base del venduto del libro precedente ( se c’è un libro precedente) oppure su una stima prudenziale (iper prudenziale di questi tempi)  delle copie che pensano di vendere. Punto, finisce lì.

ValentinaBalzarotti copia

Valentina Balzarotti Barbieri, milanese. Studi classici, laurea in Lettere Moderne, per alcuni anni borsista presso l’Istituto di Storia del Risorgimento all’ Università Statale di Milano. Poi nelle case editrici Sperling & Kupfer e Frassinelli (ora del gruppo Mondadori) prima caporedattore, poi editor, poi responsabile degli autori italiani di entrambe le case editrici. Dal 1995 è alla Agenzia Letteraria Internazionale come responsabile di parecchi autori italiani e con il ruolo di scout per la ricerca di nuovi scrittori. (http://www.agenzialetterariainternazionale.com)

 

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4 thoughts on “L’agente letterario: la certezza di essere letti

  1. Lucio Angelini

    Se mi fossi messo nelle mani di un buon agente letterario agli inizi della carriera, sicuramente avrei evitato incidenti diplomatici di ogni genere, il più grosso dei quali fu senz’altro la fatwa lanciatami dalla Fata Fatwuccia di Einaudi Ragazzi…

    P.S. Veronica, chiedi alla Barbieri se mi sussume a scoppio ritardato.

  2. “Leggo proprio tutto” mi trasmette un senso di umiltà e passione, che va a sfatare un altro luogo comune sugli agenti…non male, in un paese di raccomandati e lecchini.

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