let me get what i want

Aspettavo Massimo, tutti i pomeriggi. Massimo aveva una vespa bianca, andavamo ai portici, lui accendeva lo spinello, aveva sempre del fumo buono. E io aspettavo Massimo sempre, anche quando lui c’era in fondo non c’era mai. E’ arrivato prima di te, misek, fu un certo amore anche quello. Andammo in un pub una sera, mi guardò stravolto sotto la luce del bancone, mi disse: “sembri un gatto, non ho mai visto occhi così”. Ho capito allora che Massimo non mi aveva mai guardato veramente. Tu sì, misek. Era capodanno, sai, lui si addormentò sul mio grembo, è andata così. Non riuscii ad averlo, non sono riuscita ad averti, il mio karma si chiama attesa. Nel romanzo parlo di questo, quando uscirà quel romanzo? Vorrei non essere così vecchia quel giorno, vorrei ecco tutto. C’era un giardino, noi andavamo lì, fu tutto troppo breve, mi aggrappai al suo fragile costato, aspetta, lo supplicai, lui era altrove, strafatto, maledizione misek, dovevo guarirvi tutti non ce l’ho fatta misek, nemmeno con te. Massimo amava gli Smiths, era Capodanno, Cetty era sballata, aveva il culo piatto, un cerchietto rosa le fermava la frangia, i pochi capelli. A Cetty cadevano i capelli, perché si bucava. Così racconto in quel romanzo, e quel romanzo non esce mai, non mi capite, non mi volete capire. Dico a voi.

(continua)

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5 thoughts on “let me get what i want

    1. veronica tomassini Post author

      sì: sto andando indietro ancora, mi si è aperto un altro abisso. è un’empatia pazzesca Giò. non mi sorprende, quel passato ci ha colti alle spalle all’incirca. entrambi.

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