misek, dove sei?

Guardo dal terrazzo verso la città vecchia. Il pomeriggio è in fase crepuscolare, ma rimane una strana primavera nella luce che insiste sulle cose, sulla vita degli altri, sono noiosa. E anche adesso sento un odore che induce alla leggerezza e tenta verso il rimpianto. Non posso rimpiangere nulla, è andata cherì. Ricordi l’ebreo? Cercava i marrani alle grotte, sollevava il loro capo arreso, con preoccupazione, controllava che non fossero cadaveri, si muore così da quelle parti. Quando mi addentrai lungo il sentiero che conduceva alle grotte, la paura mi spezzava il fiato. Dovevo trovarti. Ti trovai, dopo essere entrata in un erebo. Mi vennero incontro creature deformi, stentavano, non avevano mani braccia occhi, e il crepuscolo d’un tratto calò sul mondo, e la terra tutta stremò. Ti cercavo misek, un uomo giaceva ai piedi di un salice, alla prima grotta si moriva. Tomek moriva, senza stomaco. Misek dove sei? E anche quei giorni, quelle notti, detenevano un profumo, il glicine non lo so, o i giardini di agrumi più in là, dove tutti andavano e ogni dettaglio era innocuo e gli uomini erano, senza prodromi di terrore, ognuno viveva laggiù, dove non eravamo, non saremmo stati mai.

(continua)

 

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