un giorno sul cumulo di lamiere

Però Massimo aveva un’altra per la testa. Non arrabbiarti, adesso, non farci a botte, Massimo oggi non so nemmeno dove sia finito. Un giorno gli urlai tutto il mio disappunto, sul cumulo di lamiere nella terra del Simun. Le case alveare si reggevano l’un con l’altra scosse dal terribile vento di sud est, la fogna esalava sotto i portici, Massimo dormiva al riparo dalle grondaie di una catapecchia, più in là le betoniere e tir smisurati e cigolanti come panzer facevano un gran rumore. Non mi amerai mai mai. Massimo era nel suo solito viaggio. Ero sul colle, un poggio di mondezza, guardavo le petroliere, il mare malato, avevo le lacrime agli occhi. Massimo venne in soccorso della mia stoltezza, sei stupida, mi disse, vieni qui, ho detto no no, lasciami qua sopra. Allora promettimi, quando mi amerai veramente? Strappai i bottoni della camicetta per i nervi, Massimo restò piegato a raccoglierli, lento e ipnotico, fu allora che imparai a ridere per lo sgomento. Guardò su verso il cielo, poi guardò me: non urlare, ti prego, disse. Copriti, ti prego.

(continua)

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