Carnevali: l’infallibilità di Rimbaud, quarant’anni dopo Une saison en enfer.

“Quella mattina l’alba salì dai fradici grigi selciati cittadini, era un respiro grigio e ammalato. Mi ero speso chiedendo alla notte il sonno(…) Oh poi giunse il solito vecchio impudente fantasma: portava i miei sformati e logori calzoni, e non era rasato; la sua faccia avevo visto nello specchio sin troppe volte”

(Emanuel Carnevali Firenze 1897 – Bologna 1942).

Ho scoperto i versi di questo straordinario poeta grazie al critico Elio Grasso che li ha tradotti per il libretto (delizioso il formato) pubblicato da Via del Vento Edizioni, “Ai poeti e altre poesie”. Una ingiusta penombra, spiega molto bene Elio Grasso, è calata sulla vicenda poetica di Carnevali. Scrive Elio Grasso in postfazione: “Carnevali portò l’infallibilità di Rimbaud, quarant’anni dopo Une saison en enfer, dentro le strade metropolitane d’America, come volesse ripetere, attraverso la febbre che l’invadeva, lo scorticamento dei punti di vista già avvenuto in Europa”.

Ai poeti, Via del Vento edizioni, cura e traduzione di Elio Grasso

Ai poeti, Via del Vento edizioni, cura e traduzione di Elio Grasso

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