eri nella prigione di Pawiak

Tra noi e Ashia Gruszniek c’era una siepe. Ashia ci vide, riconobbe te, l’uomo che aveva cercato sotto mia insistenza al consolato di Polonia. Avevo conosciuto Ashia un paio di mesi dopo il tuo rimpatrio forzato. Lei aveva parlato con i funzionari, lei aveva spiegato nella tua lingua la tua sparizione al console di Polonia. Lei mi aveva sorretto, quando il dispiacere mi aveva piegato le gambe, e il bimbo perciò scalpitava nel pancino. Ci vedevamo il pomeriggio, davanti la cabina della stazione, da lì chiamavamo una terra sconosciuta e ostile ancora, così mi sembrava, dentro cui tardai a ritrovarti. Polacco, 25 anni, sparito da Konskie, l’8 novembre 1997. Non era vero, non eri sparito, eri atterrato a Varsavia. Eri atterrato e finito nella prigione di Pawiak. Quando Ashia ci rivide insieme ci corse incontro e ci abbracciò entrambi, piangeva, come quando ieri l’altro ho incontrato Chriszek, piangeva, l’italiana ha detto, era ubriaco, mi ha stretto forte che non respiravo, mi ha bagnato la sciarpa di cachemire delle sue lacrime di ubriaco. L’italiana, tak, l’italiana.

(continua)

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