Credevo fosse un’amica…

di Irene Vella

Lo dichiaro subito, così mi tolgo il pensiero. Non sono una mamma come le altre. I miei genitori ce l’hanno messa tutta per fare di me una brava personcina, a cominciare dal nome, Irene (che significa “pace”, mentre io avrei preferito qualcosa di più indomabile, tipo Selvaggia), cercando di instradarmi verso un lavoro serio come quello dell’archeologa, facendomi visitare ad ogni piè sospinto musei: nazionali o esteri. Ho capito che non avrei mai fatto lo stesso sbaglio con i miei figli nel momento in cui nella valle archeologica di Tulum, in Messico,  con le palme mosse da una tiepida brezza, chiedendo timidamente di fare il bagno, i miei genitori in coro risposero:  L’acqua è troppo fredda, hai appena mangiato, ci sono gli squali. Li chiamano traumi infantili, e di certo io ne devo aver subito uno grosso, se ogni volta che mi tuffo in una pozza d’acqua, sia essa d’acqua dolce o di mare, sento la musichetta della colonna sonora dello Squalo  risuonarmi nelle orecchie (sono riuscita a tuffarmi nel lago risalendo la scaletta della barca al volo quasi urlando). E visto che i miei amano tanto Dante, un contrappasso c’è stato, ma proprio al contrario. Per reazione, i miei figli fanno il bagno tutto il giorno, anche in mutande all’occorrenza,  e io non faccio l’archeologa. Sì, perché di figli ne ho due, Donatella una splendida adolescente e una faccia d’angelo (si ma quella di Felice Maniero) Gabriele , detto “lo gnomo”, specializzato nel mettermi in imbarazzo in ogni situazione. A 34 anni ho lasciato un lavoro sicuro in una grande azienda di telecomunicazioni, mi sono trasferita (per amore) in Romagna da Pisa, e come se non bastasse nel mentre ho ceduto un rene a mio marito in comodato d’uso, ma questa è un’altra storia. Per qualche anno ho collaborato con la redazione di un quotidiano a cui mi sono presentata con una buona dose di faccia tosta e un’altra di solarità, prima di approdare al mondo dei feelance, o meglio, diventare “tassinara” dei pargoli a tempo pieno e scrittrice nei momenti liberi. Che sono pochissimi, perché il padre, Luigi, allenatore di professione, ha fatto evolvere il suo lavoro fino in Veneto. Nonostante tutto non mollo, sono una mamma in rosa, in mezzo a tante mamme grigie, cerco di portare un tocco di colore e di calore in mezzo alla nebbia mattutina, nel senso che le mie mise fanno luce, tanto sono colorate, ma che ci posso fare, dopo tanti anni di nero, ho capito che la mia vita è un arcobaleno e mi sono adeguata. Quindi continuo imperterrita a mettermi il mio montone rosa per andare a scuola a prendere mia figlia adolescente che, vergognandosi, si nasconde, e la ritrovo dopo che sono usciti tutti. Continuo ad andare dal parrucchiere nonostante lo gnomo sia riuscito in un solo giorno a compiere una starge senza premeditazione: “Ehi mamma, ma perché questa signora vicino a te è così tanto brutta?” O anche: “Cioè ma ti rendi conto che sei uscita con i capelli verdi?”. Sono fiera dei miei figli, soprattutto delle loro distinte individualità. In tempi diversi, a entrambi la maestra propose lo stesso tema: accendi tre fiammiferi ed esprimi tre desideri. La primogenita scrisse: “Accendo il primo fiammifero per avere la pace nel mondo, il secondo perché nessuno muoia più di fame e il terzo perché mio papà stia sempre bene”. Lo gnomo rispose così: “Il primo fiammifero lo accendo per diventare ricco, il secondo per comprarmi i Monster Track, il terzo per diventare famoso e entrare dentro la televisione”. Gli feci notare: “Amore, i soldi non fanno la felicità”. Mi sentii rispondere: “Lo so mamma, ma infatti io divento ricco così mi compro i Monster Track e dopo sono felice”. Semplice no?

Sul libro, ecco l’incipit (vedete giù)

ire oppsss

Irene Vella nasce come giornalista nel 2004, nella redazione della Voce di Romagna. Quindi passa ai settimanali nazionali, per primo Eva 3000 dove il caporedattore Andrea Tomasi la prende sotto la propria ala. Poi passa a Vero, Di Tutto,  Tu Style, e da settembre collabora con Visto e Ok la salute. Contemporaneamente si fa strada anche in tv, da quest’anno infatti è stata una delle inviate del Cristina Parodi live. Il suo blog: http://www.dadomanisicambia.it

Credevo fosse un’amica e invece era una stronza -10 modi per sopravvivere alle stronzamiche, pp. 144, euro 11,90, Laurana Editore. Prefazioni di Cristina Parodi e di Ivan Zazzaroni. Collana: Dieci!data di uscita: 25 gennaio 2013

“La stronzamica: un argomento su cui ho riflettuto a lungo, a occhio e croce il tempo di una serata – è il massimo che mi posso permettere prima che neurone Cip litighi con neurone Ciop –, e sono arrivata alla conclusione che nella vita ognuna di noi l’ha incontrata almeno una volta, dall’asilo alla scuola elementare, dalle medie alle superiori. Ce n’è sempre stato un esemplare tra noi. Sì, perché purtroppo questa è una verità che si vuole tacere, forse perché politicamente scorretta, ma sempre attuale e vera: nella maggior parte dei casi, la sorellanza tra due donne facenti parte dello stesso gruppo è un’utopia, raggiungibile solo nel caso ce ne sia una più brutta, meno appariscente e soprattutto facilmente assoggettabile. Il bersaglio perfetto, insomma, per la stronzamica, che tra le altre cose è dotata di un fiuto infallibile, riesce a scovare la sua preda anche a chilometri di distanza, a raggirarla con le sue moine, i suoi dolci modi di fare, prima di lanciare la stoccata finale”.

Credevo fosse un’amica e invece era una stronza -10 modi per sopravvivere alle stronzamiche, pp. 144, euro 11,90, Laurana Editore. Prefazioni di Cristina Parodi e di Ivan Zazzaroni. Collana: Dieci! data di uscita: 25 gennaio 2013
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2 thoughts on “Credevo fosse un’amica…

  1. roma

    Sono stato molto contento di aver trovato questo sito. Voglio dire grazie per il vostro tempo per questa lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho gi salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

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