liberatemi dall’assedio

Poi tornai al tempio. Oramai evitavo l’ebreo, tutti quei discorsi, la sua conversione a posteriori, forse per accidia o non so cosa, consideravo ogni dettaglio una posa, una balla anzi. E comunque doveva smetterla di seguirmi. Odiavo certe ostinazioni. Ero sola oramai, capace come al solito di disintegrare tutte le consuetudini nutrite fino al giorno prima. Tutti quei discorsi, magari per portarmi a letto, come seconda recondita possibilità, o sperarci soltanto, andate al diavolo. Era davvero così ridicolo l’essere umano nelle sue maldestre congetture. Andate via. Liberatemi dall’assedio. Da parte mia, ero sempre più sicura di non essere capita, cioè le mie 180 righe di rubrica quotidiana non interessavano a nessuno, posto che la voce dell’uomo della strada è un idiomatismo. Ma chi è costui? L’uomo della strada. E quando chiedo a qualcuno: ma dove sta andando la ragione, dove la bellezza, la gentilezza? Non rimedio risposta, un’alzata di spalle, non vengo capita. Allora dico alla vecchia di via Dione: dovresti leggere Gadda. Lei mi guarda zitta e tira fuori dalla sporta una mela, io rifiuto allora, no no, grazie. Preferisco no. Seppur tutti.

(continua)

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One thought on “liberatemi dall’assedio

  1. elio grasso

    “Ma per piani aridi e illuni o nell’aggrovigliata paura delle giungle immense udrà forse taluno di là da ogni voce de’ viventi come segui il torbido fiume delle generazioni a devolversi e penserà che sciabordi contro sue prode le rame e li steli dalle selve divelti; e verdastre, con i quattro piffari all’aria, le carogne pallonate de’ più fetidi e malvagi animali, quali furono in vita e saran pecore, jene, sanguinolenti sciacalli, saltabeccanti scimie, asini con cine de’ lioni e gran baffi: e il branco lurido e tronfio arriverà nelli approdi lutulenti a travolgersi, dove è soltanto la vanità buia della morte.”
    GADDA

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