Slawek era la mia scrittura

Così racconto anche di Massimo, nel secondo romanzo dopo Sangue di cane. E tuttavia, saranno sempre e solo personaggi marginali a condizionare i mie scritti. Penso tuttora che se non avessi incontrato Slawek, non avrei scritto nulla. Non mi avrebbe mai ispirato quel tizio ad esempio, eroinomane, con l’anima del marrano. Ispirava il tedio, consumava qualsiasi desiderio di curiosità o semplicemente il tentativo di esserci. Ma Slawek con la sua commovente fame di esistere, sì, Slawek era la mia scrittura: aveva il passo veloce e l’indole scaltra di chi è abituato a sopravvivere come ultima, come sola postilla al mondo. Slawek sapeva usare le armi e sapeva amare le donne, non so da dove venisse, non è una questione geografica e basta, perché altrimenti vi dico che ha attraversato una frontiera (mille frontiere), ed erano frontiere blindate, che lui era il numero ics della generazione del nulla, antisovietica, anticomunista. Che lui era nato a Radom, in un freddo orfanotrofio di Radom.

(continua)

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One thought on “Slawek era la mia scrittura

  1. Felice Muolo

    Inutile girarci attorno: gli uomini le vogliono nude. Le donne li vogliono ben vestiti. La musica va bene per entrambi.

    Reply

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