le cose sceme che si fanno

Tante cose sceme che si fanno prima di un esordio normale: tipo prender parte al convegno tal de tali con non meglio identificati scribacchini, e sentirsi impegnati e partecipativi (con gli auspici del dopolavoro). Pubblicare un libro che non leggerà nessuno, e tuttavia non metterci la mano sul fuoco. Affrontare la fiera del libro di Torino, per la terza volta, convinti che la tizia giornalista di chiara fama (lo dice lei) poi  lo presenti davvero il libro-non libro, e invece lei giornalista di chiara fama è per fatti suoi quel giorno e se ne fotte veramente. Dare credito a adulazioni senza ragione (varie ed eventuali), sentir parlare di “cultura” da tromboni accreditati nella propria città di provincia, comprese certe insegnanti adiratissime e consapevolissime, e di “emozioni” e di “suggestioni” e non riuscire mai a sbottare: ma che cacchio state dicendo o molto bersaniamente “andate a pelar le patate e spazzolare i montoni”. Ecco tutto.

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3 thoughts on “le cose sceme che si fanno

  1. elio grasso

    Per i capuffici della scrittura oggi in voga queste parole lasceranno, sfortunatamente, il tempo che trovano: in quel limbo dove sostano “cose di varia umanità” nell’odore di talco e amuchina, e va perfino bene quando i congiuntivi non sono sbagliati.

    1. cetta

      ” Ma la mia faccia, mamma, gli assomiglia” Elio Pagliarani dalle Cronache e altre poesie (1954), Due ottave dal diario milanese, 1948.

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