Smettere di scrivere

Certo la questione non interessa tutti, ci mancherebbe e meno male: smettere di scrivere? Cosa vuol dire, in definitiva? Per quel che mi riguarda, ho già capito che l’azione è da un pezzo una condizione, uno status, un modo di stare al mondo, di raggiungere le cose, di guardarle (uh, ho scoperto l’acqua calda). Quando si pensa di voler chiudere con la scrittura, forse è il momento in cui si scrive di più, pur non scrivendo. Il momento della consapevolezza o del deserto, in realtà, è il momento in cui la scrittura agisce di sua sponte (concedetemi la locuzione). Ho scritto di più quando pensavo di avervi rinunciato, ed era invece il momento dentro cui si compivano le cose, nell’ora del deserto o di un giardino rinnovato (da oggi piuttosto ricamerò lenzuola) è facile che sopraggiunga ed esaudisca il vero colpo di mano, della sorte. Lo scrittore non sarà mai che questo, sarà uno scrittore, perché è un destino, è una mansione, chiamatemi scema o l’ultima dei protoromantici: sparissero pure tutte le rondini del cielo, diceva il teologo, la primavera si annuncerebbe comunque.

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2 thoughts on “Smettere di scrivere

  1. elio grasso

    “Quando fui nudo di ogni difesa, i significati mi aggredirono. Non bastò loro che io li riconoscessi, ordinandoli nei miei cataloghi totali. Presero ad essudare dai sassi, germinarono dal suolo, piovvero dalle nubi. Casa, villaggio, campagna, infine il mondo si disgregavano in un soffice furore di parole. Quanto riconoscenti uscivano dalle loro gabbie di millenni; con quale grazia i loro profili e colori ricostruivano gli stemmi inabitabili da cui la creazione li aveva sradicati.”
    GIORGIO MANGANELLI

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