cos’è la verità?

Anni dopo, quel che era accaduto aveva la forma del romanzo. Tuttavia mi accorsi, con disappunto, che la verità tradotta in Sangue di cane era parziale, no, era una piccola parte, forse eravamo migliori, o forse no. Eravamo eroici, noi che vi dimoravamo dentro, oppure lo eravamo anche nella vita e senza saperlo? Scrivevo qualcosa che mi era appartenuta, a volte mi fermavo e ascoltavo la partitura segreta che mi dettava la suggestione, e pensare a quel mondo era una suggestione, e il medesimo affiorava spesso lugubre, una specie di cimitero su una collina di Sarajevo, lì proprio lì immaginavo la patria dei globetrotter, il luogo smembrato dal dissidio, dai mortaretti, dai cecchini sul ponte Vranja. Le suggestioni, già. E la verità? Cos’è la verità? Ero mai stata speciale io? Nel romanzo ho evitato personalismi (contraddizione: il romanzo è di solito una rielaborazione di personalismi, finanche quando osserviamo gli altri, altrimenti detto l’ io speculare). Nel romanzo non c’è che la seconda persona, un plurale caritatevole al limite. E se oggi mi si chiedesse di raccontare la sequenza dei fatti, didascalicamente, tradirei di nuovo la verità. E nondimeno: “cos’è la verità?”.

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