vi racconto tutto, mentendo

Una delle vecchie non era tornata al tempio. Murata, il congiunto stretto impediva che chiunque salisse a verificarne l’esistenza. Una vecchia magrissima e senza denti che se mi incontrava per strada mi sorrideva, che una volta salvai dalle foglie di oleandro, raccomandandomi: “Signora la prego, sono proprio pericolose, non le raccolga come fiori selvatici”. Ieri ho riflettuto su un fatto: ho coscientemente scelto di rendere pubblica  la mia privatezza. Però vorrei che non si dimenticasse che per raccontare la verità, spesso (cito di nuovo Dario Voltolini), in letteratura, bisogna mentire. Ed è più forte di me e vi racconto tutto, mentendo. Quando giorni fa la signor E. W. ha incalzato pesantemente la mia persona in questo blog, ho realizzato la ragione, ha letto Sangue di cane e erroneamente ha creduto che fosse del tutto lei la donna qui descritta: “L’intellettuale sposata al capitano di lungo corso, la vecchia di via Pasubio”. E invece lei ne era soltanto una piccola parte, lei era soltanto l’intellettuale che mi illuminò su Marek Hlasko. Non c’è un personaggio che ne riassuma uno reale, ma cento, mille. Non posso spiegare tutte le volte. Non deve diventare un cruccio. Ho deciso di rendere pubblico ogni dolore privato, la questione non mi gratifica, anzi, spesso mi disturba, ma è andata così. Capisco che ha un senso tutto ciò: capisco che si può edificare anche attraverso questo svelamento impudico, questo darsi in pasto che in fondo equivale alla mia persona, sempre propensa a condividere quel che non è opportuno. Nel darmi in pasto, oggi eviterei di spingermi oltre.

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