dimenticheremo questi anni

Guardavamo giù, con Romina, dall’ultimo piano del condominio popolare, guardavamo verso la ferrovia. Romina stava con un tipo secco, aveva i capelli bruni, ispidi, e lo sguardo severo. Non parlava mai, era malfatto, e pareva avercela con tutti. Mica lo amerai? Lei diceva sì, certo. E poi che vuol dire? Ci sto, diceva, e alzava le spalle e mi sembrava che lo facesse al modo di un ragazzo. E certe volte lo era, faceva a botte con quelli delle case gialle dove si spacciava la polvere tagliata male. Massimo andava alle case gialle con la vespa rumorosa, io lo aspettavo in piazza e se non tornava temevo che fosse finita, pensavo che Massimo mi aveva mollato o che era andato in overdose. Perché stai qui, chiedeva Romina, veramente curiosa, tu  vieni da un altro mondo, hai studiato, che cazzo vuoi? Mi fissava allora senza arrabbiarsi davvero. Per me, Romina, dicevo, uno deve essere bello, lei diceva: che vuol dire? fattelo piacere. No, mai, urlavo, dall’ultimo piano verso la ferrovia, poi ridevamo, mai ripeteva lei. Dimenticheremo questi anni Romina, tu ci sei riuscita. Hai dimenticato i canaloni di fogna, le case gialle, le motorette senza marmitta. Hai lasciato tua madre lì, la vedo sai? Al mercato. Mary non c’è più, è morta, sai anche questo vero? Hai dimenticato. Era solo noia, la noia peggiore che avessi mai incontrato. Ricordi questa canzone?

(continua)

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