Alma Schindler Mahler: la divoratrice del talento altrui

 

di Paolo Bianchi

Ammaliante e pericolosa. Divoratrice del talento altrui. Alma Schindler (Vienna 1879 – New York 1964) è passata alla storia per la quantità di uomini che ha amato, e da cui è stata amata, ma ancor più per il fatto che furono tutti artisti di straordinarie capacità. Il suo primo marito, a 23 anni, fu il musicista Gustav Mahler. Più anziano di lei di 19 anni, era gelosissimo. Dotato di un carattere ombroso, si isolava dal mondo per lavorare, tanto che nel 1904 lei scriveva: “E’ una disgrazia per me il fatto di non avere più amici. Ma Gustav Mahler non vuol vedere nessuno, e non permette che qualcuno venga a trovarmi in sua assenza (…) E come si trascina penosamente la mia vita, adesso! Se Hans Pfitzer vivesse ancora a Vienna! Se potessi frequentare Zemlinsky! Anche Schönberg mi interessa, come musicista!”. Alma-Schindler-Mahler_young

La mia vita, di Alma Mahler-Werfel (Castelvecchi, pp. 366, euro 22, traduzione di Francesco Salieri, prefazione di Leonetta Bentivoglio) rivede ora la luce a più di cinquant’anni dalla sua pubblicazione, nel 1960. Contiene un compendio particolareggiato degli incontri e degli amori di Alma, una donna che non si faceva troppi scrupoli a cambiare partner con velocità impressionante, cosa ancora più incredibile se rapportata ai tempi e ai luoghi in cui è vissuta. E per quanto la sua autobiografia appaia edulcorata a regola d’arte, non ci vuol molto a leggere tra le righe e a capire, incrociando i dati, che molte delle sue relazioni erano contemporanee.

Uno dei primi artisti a cadere ai suoi piedi fu Gustav Klimt, il pittore simbolista tra i massimi esponenti della Secessione viennese. Relazione interrotta quasi subito bruscamente dalla madre di Alma. Il padre, Emil Schindler, pittore di paesaggi molto apprezzato dalla corte austriaca, morì precocemente, a cinquant’anni. Ma la ragazza sapeva bene quello che voleva: il massimo. “Nessuno è pronto, senza attrazione. Ciascuno deve offrire tutta la sua intensità, per sedurre, per attrarre, per brillare. E’ un dovere”. Imbevuta delle dottrine di Nietzsche, lei stessa musicista di talento, la giovane donna non aveva tempo per uomini che non fossero superuomini.

Le conseguenze di un temperamento così inquieto, fecero soffrire non poco i suoi mariti e amanti, a partire proprio da Mahler, che, già malato di cuore, scoprendosi tradito con Walter Gropius (l’architetto fondatore della scuola Bauhaus), ebbe un tracollo psicologico e chiese aiuto a Sigmund Freud (di tutto questo nel libro vengono fatti solo rapidi cenni, l’intento autocelebrativo dell’autrice è chiaro). Un altro artista che perse subito la testa, e non si riebbe più, fu il pittore Oskar Kokoschka. Così Alma descrive il loro primo incontro, nell’inverno del 1912: “Aveva le scarpe rotte, il vestito logoro. Quasi non parlammo, eppure non riuscì a disegnare. Ci alzammo in piedi e all’improvviso mi abbracciò con foga. Questo modo di abbracciare mi era nuovo. Non contraccambiai affatto, e credo che proprio questo gli abbia fatto impressione. Si precipitò fuori, e dopo un’ora avevo in mano la più bella lettera d’amore, la più bella proposta di matrimonio”. Senonché non riuscì a sposarla. Ne fu l’amante per un paio d’anni, poi partì per la guerra e ne uscì congedato per instabilità mentale. Lei lo distrusse. Convinta che “chi ha bisogno d’aiuto non merita di riceverne”, lo cancellò dalla sua vita. Si compiace però di ricordare che lui “a Dresda si fece fabbricare una bambola a grandezza naturale con lunghi capelli biondi e la dipinse in modo da riprodurre perfettamente la mia immagine (…) Kokoschka parlava tutto il giorno con la bambola (…) Alla fine mi aveva avuta nel modo che aveva sempre voluto: uno strumento docile e privo di volontà nelle sue mani!” Lui continuò a scriverle almeno fino al 1950.

Gropius fu invece il secondo marito di Alma. Che lo tradì con il poeta  e scrittore praghese Franz Werfel, provocando il divorzio e sposando, dieci anni dopo, lo stesso Werfel. Di lui, nel suo diario, alla data 15 dicembre 1918, dice: “Che notte gloriosa! Werfel è stato da me. Ci stringemmo l’uno all’altra e sentimmo l’intimità più profonda delle nostre anime che si amano. Egli rappresenta una grande soluzione nella mia vita”.

Nel libro ci sono un paio di elementi sconcertanti. Il primo riguarda la morte di tre figli, due femmine e un maschio. Eventi tragici, che Alma sembra commentare in modi perlopiù artificiosi. Il secondo è la rimozione del suo antisemitismo, documentato da altre fonti. Eppure, lei che apprezzava “l’arianesimo” di Gropius, si accoppiò con gli ebrei Mahler, Werfer e Zemlinsky, costui peraltro definito uno “gnomo orrendo”.

Per chiudere, un’osservazione all’editore. La prossima volta, ci mandi in anteprima le bozze: gliele correggiamo noi, gratis.

Paolo Bianchi, nato a Biella, vive a Milano. Scrittore, giornalista, scrive su Libero. Ha pubblicato i romanzi Uomini addosso (1999, ES), Il mio principe azzurro (2001, ES, con Igor Sibaldi), La cura dei sogni (Salani), Per sempre vostro (Salani). E’ anche un apprezzato traduttore.

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3 thoughts on “Alma Schindler Mahler: la divoratrice del talento altrui

  1. Christine

    Apprezzo sempre molto chi rileva gli errori nei testi, visto il degrado della scrittura: però, per proporsi in una correzione, dovrebbe essere in condizione, poi, di non farne negli articoli in cui tale correzione propone…

  2. Alessandro

    Articolo terribilmente superficiale e poco onesto nell’interpretazione dei fatti.
    Stiamo parlando di una donna vissuta quando per una ragazza di buona famiglia l’unica ambizione doveva (!!) essere un buon matrimonio senza tanti problemi di età o aspettative di felicità, ma dove, fatte salve le apparenze, gli uomini e in certi ambienti anche le donne sposate o vedove godevano di una certa libertà sessuale. Ci si stupisce che una donna vedova a 30 anni abbia si sia risposata o abbia avuto degli amanti? Siamo nell’ alta borghesia del ‘900, doveva immolarsi sulla tomba del marito?
    Ho appena finito di leggere la biografia di Quirino Principe dedicata a Mahler, ne esce una donna di tutt’altro spessore… da approfondire!

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