l’amore perfetto

Volete una ragione? E’ l’amore. Era Byron, era lui che sosteneva pressappoco: «Senza l’amore, l’uomo è niente.» E Jaromil il poeta a un certo punto, posto che argomentava l’inutilità di un
proscenio universale, smarrita la ragione morale di una rivoluzione, riconosceva che il destino aveva smesso di costruire le sue stazioni, cercando la vita, ignorando l’amore, chi può dirlo?

A sentire l’amica di Kiev, Irina, siamo camini da sfiatare. Il che, detto così, fa pure senso. E questo cinismo mi commuove. Irina rideva dei sentimentalismi di un suo ex compagno di università.

Oleg, ucraino di Odessa. Oleg amava Esnedy, cantava le sue canzoni alla caraibica Esnedy. Oleg imbracciava la chitarra e cantava le canzoni per Esnedy che parlavano di luce ed energia. Oleg imbracciava la chitarra e il suono che ne sgorgava era acre; una disperazione disarmonica, antefatto di un’edicola di affetti sepolti, di dolori indicibili sopra cui Oleg troneggiava sconsolato. Ho immaginato quel che restava di un ragazzino allevato nella terra delle isbe, dei mortaretti, delle zuppe di fagioli, freddi e rancidi.
E Oleg odiava i fagioli.

L’amore perfetto (o dell’ottavo giorno), tratto da Love Out, Transeuropa.

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