non ci incontreremo mai

Mary guidava un’alfa 33. Aveva tagliato i capelli perché le cadevano a causa dell’eroina. In piazza le davano certi nomi che non sto qui a ripetere. Massimo comprava il fumo nelle case del civico 203. La roba la trovava ai portici, uno scambio di mani, la stagnola che scivolava da un palmo all’altro. Sai quanto era bella Mary, quando indossava la gonna stretta ai fianchi e stringeva il culo piatto. Romina annuiva, Mary è bella, peccato che si buca, poi dice che vuole buttarsi sotto al treno e non lo fa mai. Il treno correva veloce veloce, e quando si bucavano assieme Mary e Massimo la calma sovrastava persino il frastuono e loro immaginavano di amarsi come due ragazzi normali, due liceali. Volevo essere amata come Mary, soltanto che io non mi bucavo. Trovati un bravo ragazzo, mi suggeriva Romina un tantino seccata. No, è una storia di combinazioni sbagliate, mia cara, non ci incontreremo mai, nessuno di noi, cerchiamo le cose sbagliate, prendi Massimo, è addirittura fastidioso, la sua malinconia mi è venuta a noia, mi ha rotto il cazzo, è una posa, no è una paranoia. Non fa che lagnarsi. Non ti credo, diceva Romina. Cosa? Levatelo di torno, ecco cosa. Il treno fuggiva distratto dietro i colli di eternit. Sedevamo su negli abbaini, e guardavamo fuori, come sempre.

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