potrei commuovermi

Oggi attraversavo la via della casa dei morti e sopra sovrastava il piano della creaturina. Non era un paradosso, l’una salvava quel che il mondo ripudiava, la pietra di scarto è diventata testata d’angolo, eccovi la parabola, i miei sentieri sono solcati da segni evangelici. Potrei commuovermi, a volte mi capita. Il palazzo lo hanno ridipinto, non è più lo stesso. La casa dei morti non contiene il vecchio equipaggio, finito quel tempo. Le grancasse dei polacchi o dei tedeschi in coma etilico smetteranno di sonare il loro lugubre andante, ripareranno altrove. Ho attraversato la strada, guardato su. Il professore preparava il caffè, inveiva con i beceri, parlava delle cose del mondo con me e anche delle cose dei cieli e certe volte si intrometteva Anita per dire “sposi professore, prego”. No, bella, no. Il professore rideva con la sua risata da professore, le mani in tasca, i pantaloni grigi stinti, la camicia sgualcita da professore di latino in pensione. Le ante sbattevano in camera della creaturina, sotto qualcuno urlava o faceva a botte. Il professore mi indicava la sua via verso la salvezza forse. Accendeva la radiolina poi, sul secretaire. Adieu mon ami. Era tutto quel che avevo, era davvero tutto. Il mondo, i pezzi di quel mondo, tutte pietre di scarto. Ancora una volta mi ritrovo a sussurrare, la serpe nel seno, è andata.

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