Se non fosse che E.W mi abbia così in odio

Se non fosse che E.W mi abbia così in odio, lei che compare mille volte, in mille ruoli, nei miei scritti e in quel che so e realizzato del mio immaginario polacco, le avrei chiesto di raccontarmi gli autori che ha amato e farlo qui nel blog. Vorrei che mi si raccontasse ancora della Polonia, di quella nostalgia slava irriproducibile, di quella bellezza antica, di quella mancanza lontana inafferrabile che traduce lo sradicamento (e non scriveremo mai a sufficienza, non esaudiremo l’urgenza mai mai), di una storia disturbata edificata dal dramma. Alla signora E.W. le indicherei la porta d’accesso delle mie ossessioni persino, la chiamerei madame E. Perché mi seducono sempre gli epistolari, i secretaire, i merletti, i convenevoli d’antan, i vocativi enunciati con la grazia della lingua francese, la ceralacca. Chiamerei la signora E.W madame, in corsivo, per ogni pagina dattiloscritta in foglio di pergamena. Sono fuori secolo, sbagliato data, appassionata di colli lunghi sottili, camicie inamidate, capelli morbidi appuntati sulla nuca, corsetti, scarpe di marocchino rosso, babbucce, lamine d’oro e d’argento. Sediamoci al piano madame, suoniamo insieme questo allegro, dimentichiamo i crucci, il disonore, gli inganni, indossi il suo monocolo, mi guardi bene, potrei mai calunniare la sua persona, danneggiarla oltre ogni dire? Perdoniamoci madame.

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