eravate vivi più degli altri

(…)Ognuno di voi era capace di fare qualcosa di enorme, eravate vivi più degli altri. Conoscevate la violenza, usavate le armi, qualcuno di voi in Polonia aveva fatto il carcere, e indossava lo stigma, tatuato all’angolo dell’occhio, inchiostro nero inciso sulla pelle. C’era sempre una tensione intorno, e non ero mai a parte di quel che accadeva veramente. Mi avevi parlato di certe frontiere, sapevi fregare i doganieri, gli espedienti erano per certi versi abominevoli. Le donne in corriera bevevano distillato di patate,commentando l’ultimo matrimonio in paese, le sbronze del marito, la raccolta di ribes, custodita in cantina. Si partiva con poca roba, in ridicole valigie di cuoio. Eravate così belli, lontani, antichi, persino nel vostro modo di fare a botte e durante il viaggio certe volte succedeva. Gli uomini, giovani timidi e intemperanti insieme, conoscevano l’amore nella rabbia, nella foga. Intemperanza commovente, ed è quel che mi sedusse allora. Ero troppo fragile fisicamente per reggere il peso di tanta veemenza, quando incontrai la diseducazione nelle cose dell’amore(…).

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