Nobel contro tutti

 Lo scaffale romeno

 

                                                                    di Eliza Macadan

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Negli ultimi anni, più che mai, il mondo letterario romeno vive una vera e propria agitazione causata dall’aspettativa ripetuta e riposta nell’assegnazione di un premio Nobel a un autore romeno. A livello istituzionale è stato fatto molto, corrono voci, per Mircea Cartarescu. Le sue opere sono state promosse all’estero, tradotte in molte lingue, tanto basta per presentarsi come si deve davanti alla giuria svedese. Il premio accordato a Herta Muller, scrittrice tedesca, però nata in Romania, dopo aver sconvolto tanti quassù, ha generato un dibattito mai spento. La Muller non è romena, non ha scritto in lingua romena, ma al limite, andrebbe corteggiata per guadagnare un po’ di notorietà fuori le frontiere. Appena caduto il sipario sul caso Herta Muller, un altro caso ha acceso gli animi. Il mondo culturale di Bucarest, con stampa annessa e altri mezzi di comunicazione, si è diviso tra sostenitori e oppositori di Norman Manea, anzi, tra adulatori e detrattori. Almeno una cosa è certa: Norman Manea non ha bisogno di tifoseria. Vive negli Stati Uniti, dove insegna, viaggia in tutto il mondo per conferenze e incontri, la sua opera era conosciuta all’estero prima che le autorità culturali di Bucarest se ne accorgessero, la sua Opera, da sola, lo raccomanda per una candidatura dignitosa al Nobel. Io, da umile lettrice, amo i suoi scritti, ammiro la forza che l’Uomo e lo scrittore insieme hanno mostrato per attraversare l’inferno comunista. Il mio fastidio è un altro: il modo in cui le istituzioni culturali fanno della promozione di un autore o un altro una vera e propria scommessa. L’attuale strategia in atto è più o meno questa: si prende un autore che vive fuori e che scrive in lingua romena – gli Stati Uniti sono sempre la scelta migliore – lo si invita, gli si danno dei premi, distinzioni e cose varie, lo si corteggia nella speranza di arrivare a beneficiare almeno della metà dell’ orgoglio quando, finalmente, sarà premiato. L’ultima parte, quella del corteggiamento, con la Muller non ha funzionato. Perché, quando sei nel bel mezzo della vita, genericamente parlando, ti risulta difficile perdonare coloro che hanno cambiato solo pelo senza cambiare abitudini. Per la Muller, l’ombra dei servizi segreti si allunga fino alla sua Germania e fino ai nostri giorni. Per Norman Manea, nei suoi ottant’anni passati, tutto ciò che ottiene dal mondo sta, poco a poco, perdendo importanza. Nemmeno i giochi che si fanno in suo nome non lo toccano più. Penso che si divertirebbe un mondo, e magari lo fa, se la memoria non lo costringesse a urlare dal disgusto.

 

 

Norman Maneamanea è nato nel 1936 a Suceava, in Bucovina (Romania). Tra i cinque e i nove anni, per le sue origini ebraiche, è stato internato con la famiglia in un campo di concentramento del regime fascista rumeno, in Ucraina. Ha vissuto la sua giovinezza nella Romania stalinista del dopoguerra e, dalla metà degli anni Sessanta, ha vissuto come uomo e scrittore sotto la dittatura di Ceausescu. Dopo la laurea in Ingegneria a Bucarest, ha praticato la professione fino al 1974, quando riuscì a dedicarsi interamente alla scrittura. Ha esordito nel 1966 con un primo racconto, a cui sono seguite tre raccolte di racconti, cinque romanzi e due volumi di saggi. Nel 1986 ha lasciato il suo Paese e vive attualmente negli Stati Uniti, dove insegna al Bard College di New York. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali nel 2002 il Premio Nonino. Fra le sue opere, tradotte in più di dieci lingue, i romanzi Atrium (1974), Il libro del figlio (1986); i saggi compresi ne Gli anni di apprendistato del povero Augusto (1979), Di contorno (1984) e Clown; Il dittatore e l’artista; la raccolta di racconti Un paradiso forzato. I suoi temi favoriti sono legati al trauma della Shoa, la vita quotidiana in uno stato totalitarista e l’esilio. Mentre alcuni critici hanno paragonato la sua scrittura a quella di un Bruno Schulz o di Robert Musil, altri la considerano una continuazione del grottesco e dell’ assurdo kafkiano. La sua opera è stata tradotta in più di 20 lingue.

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One thought on “Nobel contro tutti

  1. elio grasso

    per quanto mi riguarda credo che ci sia un gran bisogno di conoscere quali sentimenti viaggiano nelle letterature europee mitteleuropee e dell’est. a parte i casi “clamorosamente editoriali” come può esserlo quello di H. Muller, sul resto regna il silenzio. o quasi. grazie a eliza e veronica, e grazie ai piccoli editori meritevoli che lavorano sul campo, come zandonai e keller.

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