prendo le distanze

Al tempio scrivevo. Oggi mi guardo indietro appena certa di un fatto: ho incontrato persone che vorrei rivedere, altre che eviterò nel qual caso, la loro doppiezza, il loro mediocre modo di stare al mondo, la loro cattiveria idiota cieca usata per difendersi dall’inadeguatezza ritengo. Adesso immagino di guardarli tutti dal mio torrione, sopra cumuli di superbia. E’ tutto abbastanza noioso, ho dimenticato la ragione di eventuali pulsioni. Ecco poi sulla scrittura: anch’essa mi è venuta a noia, di quale presuntuoso ruolo desideravo investirla. Ti svegli una mattina e qualcuno, un purista qualsiasi, ti mette a tacere, ti riconsegna alla banalità, te la contagia persino. E questo purista avrà la meglio sul destino coltivato dacché ho memoria, la scrittura è un destino? E mentre eseguo il mio compito riga su riga, ho la nausea delle parole, di serrar le meningi. Non voglio raccontare altro, usare altre parole, odio le parole.

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