Dagerman il demolitore: niente è ciò che sembra

♠Andare a capo

La rubrica di Elio Grasso

Stig DagermanL’uomo di Milesia (traduzione di Marco Alessandrini), Via del vento, pp. 36, euro 4,00

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Elio Grasso è nato a Genova nel 1951. Poeta, critico. L’ultima raccolta pubblicata è E giorno si ostina (puntoacapo, 2012). Ha tradotto Four Quartets di T.S. Eliot (Palomar, 2000), The Sonnets di W. Shakespeare (Dell’amore, Barbès, 2012), una scelta delle poesie di E. Carnevali (Ai poeti e altre poesie, Via del Vento, 2012). Scrive sulle riviste “Poesia”, “Pulp-libri”, “Steve”, “Italian Poetry Review”, “Gradiva” e altre. E’ stato tradotto in inglese da E. Di Pasquale e in francese da J.-B. Para.

Elio Grasso è nato a Genova nel 1951. Poeta, critico. L’ultima raccolta pubblicata è E giorno si ostina (puntoacapo, 2012). Ha tradotto Four Quartets di T.S. Eliot (Palomar, 2000), The Sonnets di W. Shakespeare (Dell’amore, Barbès, 2012), una scelta delle poesie di E. Carnevali (Ai poeti e altre poesie, Via del Vento, 2012). Scrive sulle riviste “Poesia”, “Pulp-libri”, “Steve”, “Italian Poetry Review”, “Gradiva” e altre. E’ stato tradotto in inglese da E. Di Pasquale e in francese da J.-B. Para.

Dagerman uomo maledetto o demolitore delle visioni raccolte nella sua breve vita svedese? Dall’infanzia alla redazione degli scritti, prima giornalistici e in seguito d’invenzione, cosa accadde? Difficile inseguire questa esistenza, se non lasciandosi corrompere dai salti ininterrotti della realtà da lui descritta. Se c’è qualcosa di accurato nel suo narrare, è l’impegno a sovrapporre figure e luoghi incontrati in vagabondaggi notturni (ma nel suo paese il confine fra la notte e il giorno è oltremodo vago) e febbricitanti. La febbre è l’impronta principale anche in questo racconto, inedito in Italia, pur incluso nella raccolta Nattens Lekar (I giochi nella notte) del 1947, anno di sua forte produzione pubblicistica. Niente e nessuno sono ciò che sembrano, i quartieri di una città quasi perduta, Milesia Sirley e Tropico, s’intersecano e confondono in una scena labirintica dove strambi pittori e non raccomandabili mercanti d’arte si corrompono l’un l’altro per pochi denari. E lì Singerton, clone di Dagerman, peregrina per l’ultima volta nel proprio inferno, in un buio gelido e nevoso, fra cameriere che vogliono il suo letto ad ogni costo e uomini stralunati. Un dipinto viene acquistato quasi per caso, tela che mostrerà ben presto il suo lato infernale, facendo slittare l’uomo su avvenimenti incontrollati e correnti d’erotismo al limite della tortura. Le donne di questo racconto indossano tutte la stessa maschera equivoca, fra il mercenario e l’incantato. La fine di Milly, alias Nelly, figura femminile voluta e rifiutata, amata e respinta, ha il sapore di un’allucinata questione interiore. Il poliziotto, che nel racconto punta Singerton fin dall’inizio, ha lineamenti di kafkiana memoria. Non è difficile essere travolti dall’arredo di questa città da cui nessuno, tanto meno il protagonista-autore, può uscire.DAGERMAN La ricerca frenetica di un principio vitale precipita inesorabilmente,  fin dal principio, verso l’assoluta perdita. Singerton, dentro la sua febbre, se ne accorge soltanto all’ultimo istante. L’azione peccaminosa, il delitto, non si vede, ma gli occhi luciferini presenti su quella tela proiettano ogni fotogramma dentro la sua mente. E in noi, che leggendo ci sentiamo fatalmente attratti, come dall’immagine posta sulla copertina di questo magico libretto: “nero” disegno di un anonimo, voluttuoso e rigido emblema del mondo di tenebra di Dagerman.

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