di quell’amore che l’uomo…

Infatti non incontravo mai quello giusto. Quando facevo la ragazza, ma ero già vecchia, lo ero sempre stata, era tutto già visto sì. E forse era la ragione che allontanava qualcuno, gli altri, o gli uomini (è quel che conta). Sono sicura: l’immagine che restituisco non è onesta, sicché subisco con indolenza il fervore e l’entusiasmo e vorrei suggerire che non dura, non durerà, non sono quel che vorreste. L’interlocutore sono gli uomini che ho incontrato tutti, non sono quella che vorreste, non sono quella che intende una grazia costruita e innaturale, una falsa autodetermina, falsa falsa. E le passioni, oh amici miei, sapeste, quanto fragili e violente. Per cosa? Davvero, per cosa? Questo è un mio vezzo, non una virtù, prima di arrendermi decisamente, conto gli anni, faccio un personale riassunto, e preciso dividere quanti mi abbiano amato sul serio, ma di quell’amore che l’uomo deve nutrire per una donna e solo quello. Ecco, non ne trovo uno, uno che abbia corrisposto, e lascio fuori gli estimatori veementi, persino oltre i ranghi, mi spiace, mon petit, niente da fare. Amore ricambiato. E’ una questione di vanità, ok? Avreste rischiato la vita per me, sguainato la spada, sollevato la vostra bella, come il principe di Taras Bulba? Ho mai conosciuto la quiete amorosa di Pulcheria e Attanasio Ivanovic? Ho diritto di aspettare ancora. Ma una certa passione, quella la ricordo, allora dico che per talune cose occorre resistenza, tempra, un corpo giovane, o forse no.

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