L’effetto Indietro Tutta

di Alessandro Zaccuri

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Vive a Milano, Laurea in Lettere Classiche alla Cattolica. Ha pubblicato diversi saggi e romanzi, il recente “Dopo il miracolo” per Mondadori nel 2012. Ha lavorato, tra l’altro, al mensile «Millelibri», e dal 1994 scrive per il quotidiano «Avvenire», dove si occupa in particolare di letteratura. Tra il 2005 e il 2011 è stato autore e conduttore della trasmissione televisiva “Il Grande Talk”, in onda su SaT2000/Tv2000. Per qualche anno ha insegnato Informazione culturale in Cattolica. Ha ideato un festival di letteratura e ne dirige uno dedicato al cinema.

Noi di una certa età lo chiamiamo l’Effetto Indietro Tutta. Era la seconda metà degli anni Ottanta e la Rai trasmetteva un programma di Renzo Arbore che a noi ingenui – momentaneamente infatuati dall’ubiquità del postmoderno – sembrava la condanna definitiva di ogni possibile tv spazzatura. Chi mai, dopo la caricatura delle Ragazze Coccodè, avrebbe potuto propinarci un altro varietà piena di donnine svestite? Chi più avrebbe avuto il coraggio di intrattenere il pubblico con il quiz telefonico dopo il tormentone di da dove chiama, come si chiama, complimenti per la trasmissione? E il Bravo Presentatore di Nino Frassica, dove vogliamo metterlo? Basta, era il capolinea del trash, la rivincita del benpensante catodico.

Sappiamo com’è andata a finire. Vent’anni e rotti di donnine svestite, quiz telefonici, bravi presentatori e – sì – complimenti per la trasmissione. Noi guardavamo Arbore pensando così si fa, e cioè: ecco il modo per sbarzzarsi del luogo comune, ecco la rivendicazione dell’intelligenza e del buon gusto. Qualcun altro, intanto, guardava quelle stesse scene pensando si fa così: finalmente un buon format per il futuro, un grimaldello per entrare nelle case degli italiani, un mitragliatore mediatico con cui prendere d’assedio la cittadella dell’Auditel.

L’Effetto Indietro Tutta non riguarda soltanto la televisione. È, al contrario, un principio universale, che in via del tutto incidentale può essere applicato anche alla tv. In quegli stessi anni, per esempio, circolavano anche da noi libri piccoli ma di grande influenza come C’è un testo in questa classe? di Stanley Fish e L’autore e i suoi doppi di Abdelfattah Kilito. Destreggiandosi tra French Theory e tradizioni non occidentali, questi magnifici giochi di prestigio delle critica letteraria più disinibita ci spiegavano come l’autore, in realtà, non esista se non in quanto funzione del testo. Il quale testo, a sua volta, esiste unicamente in quanto funzione del lettore. Inebriante, per quanto non del tutto vero. Una sana dose di parzialità è tuttavia elemento indispensabile per un’efficace ginnastica mentale.

Passano vent’anni, anzi ormai ne passano quasi trenta, e anche questa profezia si realizza. Al contrario di come Fish e Kilito e gli altri semiologi o strutturalisti l’avevano intesa, però. Per gran parte dell’editoria, l’esistenza dell’autore è un’ipotesi che ormai non va più considerata. Quando una pretesa simile emerge, riveste subito i connotati di un’anomalia che rischia di compromettere in modo irreversibile il funzionamento di un meccanismo già di per sé in sufficiente affanno. Gli autori no, ma in compenso esistono i generi, che prima erano letterari e adesso sono semplicemente, e orgogliosamente, merceologici.

Di nuovo, è un po’ colpa nostra, nel senso che venti, trent’anni fa a noi pareva davvero urgente affermare che anche il thriller è letteratura, e il noir, e la fantascienza, e il reportage. Il risultato è che oggi la letteratura non esiste più, ma sopravvivono appunto i generi, con le loro regole e regolette, alle quali lo scrivente di turno – ombra di ciò che fu o potrebbe essere lo scrittore – è tenuto ad adeguarsi per non deludere le aspettativa del lettore. Meglio: per non complicare troppo la vita al leggente.

Il fatto che, nelle sue manifestazioni più fortunate, questa procedura riguardi in particolare la diffusione di un erotismo blandamente imparentato con le astuzie della pornografia è un argomento che potrebbe prestarsi magari a qualche ulteriore riflessione. Sempre che, ancora una volta, non si possa affermare che il caso è già stato aperto, e chiuso, dalle Ragazze Coccodè.

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One thought on “L’effetto Indietro Tutta

  1. veronica tomassini Post author

    Caro Alessandro,
    da parte mia, farò resistenza, sempre, temendo “regole e regolette”, amando anarchicamente la Letteratura, il grande romanzo, i nostri amati classici e chiunque oggi intenda praticarla. Faremo resistenza vero? Continuando a leggere, come pasteggiando un buon vino d’annata, fregandocene del plot, inglesismo che aborrisco, un diktat che sconosco: la trama.

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