i propalatori

Seduta al tempio.  Le mie vecchine parlano tra loro di piccole cose, una fuma, l’altra aggiusta il centrino ad uncinetto che tiene tra le mani. Stand di candidati urlano più in là, i diretti propalatori direi, ho la nausea. Una tizia mi ferma, insiste perché io firmi per il suo eletto, il nostro aggiunge baldanzosa, vorrei sputare in terra, si fa così. Dico: sono una grillina, nonostante tutto, e pure non lo fossi, vorrei che andaste al diavolo, più o meno tutti. La tizia insiste, la vecchina mi tiene il braccio, mi hanno rotto il c…la vecchina mi stringe ancora, no gioia, sussurra, non sta bene, e mi indica il centrino, guarda che bel disegno dice. Le mie vecchine non si nutrono abbastanza, quando capita casomai. Il candidato non si manifesta, i propalatori urlano, penso ad una canzone di Carlo Muratori, parlava di certi silenzi colpevoli.  Hanno la pancia piena di merda impreca un passante, io esulto, sì, batto le mani, bravo bravo, l’uomo sorride sorpreso di farlo, ma è giusto, ha ragione, puoi sorridere amico, hai la mia approvazione. Le mie vecchine vigilano la noia sul resto, l’ipocrisia, l’infamia dei propalatori che urlano amenità. Andate a casa, via, abbiate pazienza.

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