quel che è fatto è fatto

Ho raccontato un sacco di cose in questi anni. Non so immaginare un futuro diverso, con un ruolo diverso. E questi sono gli ultimi giri di campo, l’avvitamento definitivo. Quel che è fatto è fatto. Non posso crederci, non so che farmene di questa ultima parte della vita, merito le vostre obiezioni, certo certo, ci sono altri obiettivi, un nuovo senso da dare ai nostri gesti. Non fa per me, ci sto ragionando sopra. Sulla vanità ho investito tutte le energie, levatemi quella e sono nuda. Brucerò il mio falò profumato, betise, sciocchezze al macero. Sono fatta per innamorarmi all’istante e pentirmene, cacciarmi in un mare di guai e piangere sulla spalla dell’amico che tanto non ricambierò mai, sono l’edonista, sono la paranoica che non capisce i collettivi, fossero pure certi nomi comuni. E adesso? Non rivelerò mai più la mia età, sarò la vecchia bambina, finirò a passeggiare nel grande parco di un ex manicomio, trascinata con indolenza da un’avvenente badante di un qualche paese esotico. Sognerò ancora ritorni impossibili, morirò indossando il solito rossetto color prugna.

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