la mia Elsa Morante

Avresti pregato per me. Poi mi hai chiesto se avessi mai pregato io per te. C’è una cappella, vicino alla stazione. Vai, dico, sotto la pioggia, riguardati però. Per la mia piccola gloria, dici. Non ne ho bisogno, non ho fatto altro che coltivare la mia gloria inutile, si chiama vanità, attiene alla terra. Sono molto arrabbiata, per cose che attengono alla terra. Sai, dico, mi hanno contestato l’enfasi, o un eccesso di letterarietà, tu capisci bene, capisci meglio di chiunque altro. Allora ridi e aggiungi: ti scopriranno dopo morta, la mia Elsa Morante. Non credo tu l’abbia letta, ma non importa. Dai dai, mi esorti, ho il magone, solo notizie brutte e fuori piove, dai, hai un letto, una casa, non lamentarti, dici. Perché tu invece devi correre da un lato all’altro di Milano, devi sbatterti sempre. Hai smesso di bere. Mi hai raccontato di Jan di Chelm, un bell’uomo, che sta con una di trent’anni, lui ne ha 54, è un bell’uomo, Tatiana lavora a Foggia, ma riparte, ritorna in Ucraina. Jan crede di amarla, così la perde. Adesso ha ripreso a stare male, se uno beve, dici, un giorno pagherà, e anche quando smette, un giorno pagherà.

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