chissà quanti uomini

Le mie vecchine. Mi siedo con una, sulla panca, di traverso alla via Dione. Mi dice che è stanca, cammina male, ma è stanca di essere vecchia, vuole andarsene. Un uomo sbuca da un portone di legno scuro, è un avvocato, ha una busta con le brioche, sono fresche e sono per la mia vecchina così forse mangia. La mia vecchina non ha un uomo da quando è vedova, fedele al suo lutto. Sei stata bella, chissà quanti uomini dico, lei annuisce, sì, guarda che pelle, è ancora bianca. Sì, chissà quanti uomini. E tu? Anch’io dico, anch’io sai quanti uomini, io: non sono tanto bianca, ma sì, tanti uomini. E non ce n’è uno che ti piace, chiede lei e già pensa a come andarsene, subito, presto, via, all’altro mondo ché è stanca. Neanche uno, dico. Come se fosse vero. Non ci penso più, non so cosa vuol dire, mi hanno annoiato, saranno schermaglie, per gli altri tuttavia, valide per chi ci crede, io ci credo, chi se lo ricorda più però. Quanti anni hai? Sempre gli stessi, dico.

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