in un cimitero di eroinomani

L’ultimo ricordo di Massimo delle case popolari fu una canzone degli Smith. Primi anni ’90. Ero perduta per lui, persa, sei persa, diceva Romina ridendo, quando pensavamo che la nostra amicizia sarebbe durata per sempre, quando ai per sempre credevamo tutti, compagni delle case col tetto di eternit. Ero sul cumulo di lamiere,  Massimo avanzava lentamente, con lo sguardo stravolto, la cinta ancora stretta al braccio. Così creperai idiota. Lui farfugliava qualcosa, con un sorriso debole, di colpa. Era buona, sussurrava. E con me non ci stai mai, inveivo con voce stridula. Ero ridicola, rivendicavo attenzione, calpestavo gramigna, in un cimitero di eroinomani. Domani la smetti ok? urlavo. Massimo avanzava, guardandomi da giù. Allora? rispondi, urlavo. Poi a metà del fosso, dove sprofondavano calanchi infuocati, slacciava la cinta, serrata al braccio, controllava le piste, e mormorava, guardando di sotto: dammi un bacio. Non lo sentivo. Mormorava di nuovo. Sei strafatto, girati scemo. E c’era una canzone degli Smith. La solita.

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