cronaca d’appunti per un disappunto

Esco

di Ivan Fantini

manifesto qui di non saper parlare

le parole mi rimangono in gola

 immagino di non poter capire

ma guardo voi che siete il mondo

percepisco il dolore

sono qui

in questo posto che voi non potete trovare

                                                                    sono altro

sono niente

esco

——

Ivan Fantini cuoco, pensatore severo degli ingredienti, passeggiatore, contadino votato all’autosufficienza. Ha collaborato con diversi artisti creando installazioni di ingredienti, installazioni gastronomiche, spettacoli e manipolazioni gastronomiche.  Per Editoria e Spettacolo è uscito il volume “Play with food” che contiene “qra – letteratura trasposta in ingredienti fotografati”, un progetto di Ivan Fantini. ivanfantini.blogspot.com

Ivan Fantini, classe 1971, Rimini. Cuoco, pensatore severo degli ingredienti, passeggiatore, contadino votato all’autosufficienza. Ha collaborato con diversi artisti creando installazioni di ingredienti, installazioni gastronomiche, spettacoli e manipolazioni gastronomiche.
Per Editoria e Spettacolo è uscito il volume “Play with food” che contiene “qra – letteratura trasposta in ingredienti fotografati”, un progetto di Ivan Fantini.
ivanfantini.blogspot.com

Qui, il denso manto nebbioso sembra decollare, salire, a poco a poco svanire. Le voci si rincorrono giù a valle. Scorgo un deambulare lento che porta a sfiorarsi senza impudicizia, l’acqua salata che riga il volto di una figura femminile che attorciglia le mani al grembiule, i capelli schiacciati dal peso d’aria densa. S’impone un grido di consolazione, la vita si slabbra e la luce invade carica di strazio, le parole escono senza saliva, senza salvezza, uno sradicamento. La memoria oggi non consola: “ frequentava i margini dei mercati paesani, le osterie, raramente le piazze, in disparte. Ascoltava assorto i discorsi, i dialoghi, i monologhi, in quelle parole albergava sporadicamente quanto aveva bisogno di sentire: la distanza dall’obbedienza e dalle regole imposte. Fioriva in lui un affresco futuribile d’intelletto e creazione, di mal disposizione al cedimento della sovranità in cambio di sicurezza. Sentiva il diffondersi di un lessico nuovo, di disturbo, un antagonismo che voleva decostruire assumendosi l’onere di una nuova immaginazione che guardava alla centralità del singolo nella lotta contro il potere, munito della consapevolezza che altri singoli fossero disposti ad un’ attitudine libertaria senza organizzazione. Camminava per ore sullo stesso fazzoletto di terra calpestando le stesse pietre sul ciglio della strada, non cercava nessuno, perché non sopportava il rancore insito nei suoi simili e lo sconforto che li invadeva. Preferiva assistere al disfacimento in maniera solitaria, rafforzando il suo sogno d’alternativa senza alcuna visione consolatoria. Non si sentiva estraneo ma parte del problema, s’ interrogava attentamente, soffrendo, rinunciando alla seduzione del “noi”. Poneva al centro dei suoi pensieri il malessere che origina la paura e l’angoscia, cercava le contraddizioni dell’individuo che si faceva massa perdendo il senso del proprio “io”, nell’illusione del continuo godimento. Percepiva l’intorno come disperazione e rabbia senza ribellione, senza fiducia, senza sapienza, destinato a non cambiare la condizione. Sosteneva che occorreva ricominciare continuamente, ogni problema la sua lotta senza epilogo. Era fiducioso, riorganizzava la sua esistenza ferita nell’ardente stanchezza diffusa”

Oggi, l’aria burrascosa ha portato gli insetti a tormentargli la faccia, la gallina nuda è rimasta sul lavandino, la senape e il bicchiere di vino rosso sul tavolo.  La matita è caduta sul pavimento avvicinando la sua pena alla fine.

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