si ricordano di me, mi chiamano signorina

Stamattina, come tutte le mattine, mi preparo con una certa cura, indossando persino il rossetto e sistemando i capelli come meglio posso: devo scrivere, non ho perso l’abitudine. Ho l’adrenalina a mille. Così accade da un ventennio a questa parte. Non ho perso la mano, è il mio mestiere, anche ora che mi ha abbandonato, diventando direi quasi un affare liquido, a volte con difficoltà mi riconosco in un ruolo che attiene agli uomini, non so come spiegarmi. E tuttavia: mi chiamano ancora i conoscenti della vita di prima, “faccio una mostra signorina, la prego, mi pregi della sua presenza”, e mi interrogano così, con un tono aulico, superato, pieno di reverenza, di solito lo fanno gli anziani, mi chiamano signorina, ritengono che lavori ancora nella stessa redazione del quotidiano siciliano. No, non ci lavoro più, mi hanno licenziato (ma non dico che adesso collaboro con un giornale importante e che di quello di prima non me ne fotte all’incirca niente). Spesso si ricordano di me gli anziani, e mi chiamano signorina, con la voce rauca, e un rispetto romantico che amo molto. E poi aggiungono questi vecchi, con tenerezza: lei scrive con il cuore. Altra asserzione fuori tempo. Non è vero oppure non lo so cosa vuol dire scrivere con il cuore, ma va bene lo stesso. Anche certe poesie trasudano sentimento, non abbiamo paura del sentimento, no per carità. Restiamo rionali, saremo salvi.

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