D’Elia, come ritratti di Reynolds

♠ Andare a capo

La rubrica di Elio Grasso

 

Elio Grasso è nato a Genova nel 1951. Poeta, critico. L’ultima raccolta pubblicata è E giorno si ostina (puntoacapo, 2012). Ha tradotto Four Quartets di T.S. Eliot (Palomar, 2000), The Sonnets di W. Shakespeare (Dell’amore, Barbès, 2012), una scelta delle poesie di E. Carnevali (Ai poeti e altre poesie, Via del Vento, 2012). Scrive sulle riviste “Poesia”, “Pulp-libri”, “Steve”, “Italian Poetry Review”, “Gradiva” e altre. E’ stato tradotto in inglese da E. Di Pasquale e in francese da J.-B. Para.

Elio Grasso è nato a Genova nel 1951. Poeta, critico. L’ultima raccolta pubblicata è E giorno si ostina (puntoacapo, 2012). Ha tradotto Four Quartets di T.S. Eliot (Palomar, 2000), The Sonnets di W. Shakespeare (Dell’amore, Barbès, 2012), una scelta delle poesie di E. Carnevali (Ai poeti e altre poesie, Via del Vento, 2012). Scrive sulle riviste “Poesia”, “Pulp-libri”, “Steve”, “Italian Poetry Review”, “Gradiva” e altre. E’ stato tradotto in inglese da E. Di Pasquale e in francese da J.-B. Para

Una dedica “ad occhi chiusi” è anteposta al capitolo introduttivo dell’opera prima di Raffaella D’Elia, straniamento non da poco nell’assetto interamente “visuale” di Adorazione. Che tra l’altro inizia con il regista Wenders, occhio psichico per eccellenza della visionarietà contemporanea, mentre si aggira in una Roma di biblioteche e fontanelle, facendo sostenere all’autrice una sorta di eccitazione controllata ma vissuta senza sosta. La scrittura, minuziosa e attenta a ogni breve movimento, la condurrà a incontri permeati di continue interrogazioni sulla poesia e sull’arte confinante: Sanguineti e le sue cartoline affettuose, un postkarten reale fra incontri estivi a teatro, e flashback familiari che lanciano per aria (rendendole ex novo visibili) storie di avanguardie e i colori brillanti di teorie d’un tratto efficaci. L’autobiografia qui s’incrocia, per dare un’idea, allo studio di certi ritratti di Reynolds, ricchi di bellezza “abitudinaria”, o all’osservazione del Grande vetro di Duchamp e delle incrinature che lo trasformano d’un tratto in opera compiuta, terminata, pronta all’esposizione. Come dice Trevi nell’introduzione, D’Elia “porta se stessa” nei percorsi, camminando a piedi dove il suo sguardo la guida, insieme ad amici scrittori o studiosi disincantati. In “Ritratti senza cornice”, le relazioni fra reperti artistici e persone si sciolgono in un film che non ha quasi fine. Qui si attua un continuo sconfinamento, fra i generi e le strade che diventano testimoni di smarrimenti e verità da condividere.

Raffaella D’Elia Adorazione EdiLet, Edilazio Letteraria

Raffaella D’Elia
Adorazione
EdiLet, Edilazio Letteraria

Al termine del libro si comprende come le proporzioni del nuovo millennio abbiano a che fare con i reperti e il viaggio intrapreso allo scopo di svelarli. E’ vero che occorre una nuova struttura per riportare il diario di una simile ricerca: si pensi a una telecamera fatta di parole che insegua e inquadri da tutte le parti i soggetti (e i loro pensieri), tanto da concepire una specie di saggio tridimensionale. Occorre una certa dose di spietatezza per puntellare bellezza e autenticità. Dote che credo non manchi a Raffaella D’Elia, se la seguiamo nei suoi spostamenti verso gli “oggetti del desiderio”, e nel suo repentino riacciuffare dentro il pulviscolo in cui siamo immersi le immagini del mondo, così come appaiono per esempio nei ritratti di Cartier-Bresson.

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