Grillo torna alla campagna di Sicilia (Il fatto quot)

SIRACUSA. Il palco del M5S è lo stesso su cui sale il candidato di lista civica, aspettano tutti un leader, non si illudano gli astanti, sono le 20, il candidato usa una veemenza sospetta, molto grillina per la verità, enuncia con forza parole come “indignazione, rabbia”, accusa certo giornalismo locale prezzolato e disonesto; gli auditori ascoltano un po’ sbadigliando, un po’ sorridendo, qualcuno riconosce un’impronta non proprio originale, non è lui il leader. Il candidato si presenta con il movimento “Pronti al cambiamento”.
Ma gli astanti aspettano Grillo, la piazza è già di Grillo. E mentre il candidato rinforza retoricamente collettivi come “gente” o “popolo” o “siracusani”, mostrandosi assurdamente simile a una pessima serigrafia, tenta di presentarsi, in largo XXV luglio, poco più in là, il candidato del Pd (per le amministrative del 9 e 10 giugno, nda), Gianluca Garozzo ; stand abbastanza desolati declamano possibilità al vento. Niente da fare, la musica seppellisce i proclama che si rincorrono distrattamente da un gazebo all’altro. SAM_2992
IL CAMPER percorre il breve ingresso ad alcuni metri dalla piazza; la sicurezza stringe il cordone (sono gli stessi attivisti) su Beppe Grillo, salgono sul palco. Sono le 21.40. Siracusa, 1 giugno, unico capoluogo siciliano nella tappa del tour che proseguirà fino al 7 giugno, interessando le piazze di Marina di Ragusa, Leonforte, Riesi, Menfi, accoglie il leader, tanto appare, con una eloquente ovazione. Di fatto è la prima uscita pubblica dopo le amministrative per Grillo, che non sono state una débacle, se si confrontano i dati, dice, del 2008 (con il 2%) contro il 12% del 2013. “Nel 2008 – aggiunge Grillo – avevamo 400 consiglieri, oggi ne abbiamo quasi 900”. Forse si aspettavano qualcosa di più, è vero, ma la differenza tra le politiche e le amministrative, ha osservato il leader del M5S, dipende da logiche diverse, le prime con un tipo di elettorato spinto da ragioni ideologiche più che altro, “un voto libero”, le altre mosse da dinamiche legate ad alcune congiunzioni sul territorio, con la vecchia politica (i partiti tradizionali) e i suoi uomini nei luoghi di potere e la solita facilitata moneta di scambio, favoritismi e concessioni di diversa natura. E tuttavia, val la pena ricordare che alle politiche, solo su Siracusa, il movimento ha guadagnato un consenso pari al 37%. “Alle prossime elezioni ci saremo – urla Grillo dal palco – e siamo pronti a riprenderci il paese. E non ci saranno gli altri partiti, e ci sarà Berlusconi, e ci saremo noi, e ne rimarrà uno solo”. Oggi la campagna dei grillini candida il fondatore del gruppo siracusano, Marco Ortisi, gran brav’uomo dicono di lui, una campagna che avanza con un budget di 600 euro. “Abbiamo restituito 42 milioni di euro – conferma Grillo tant’è – e sono le indennità che abbiamo rifiutato”. È una guerra, promette Grillo, che non sarà possibile condurre a lungo legalmente per l’operazione di diffamazione pedissequa ingaggiata nei loro confronti, dice, “abbiamo un’informazione che è veramente collusa con questa associazione a delinquere, la grande criminalità organizzata l’abbiamo in Parlamento”.SAM_2997
I 163 PARLAMENTARI, dice, sono in ostaggio, costretti a non poter produrre, ma hanno studiato leggi, mozioni, interpellanze, ad esempio sull’incandidabilità di Berlusconi, sul reddito di cittadinanza, “ma non esce nulla, siamo il 25% su 75% di gente che in tre mesi non ha saputo fare altro che prendere per il culo gli italiani”. Non ci vogliono in Parlamento, promette Grillo, “e noi usciremo dal Parlamento e faremo le nostre istanze fuori. All’Ilva, o nei sit in per la Tav, e parleremo con i sindacati, convocheremo i nostri deputati, non ci fermeranno”. Non li fermeranno , andranno in televisione, ancora una promessa, faremo chiarezza, assicura Grillo. Sulla Rai, sulla commissione di Vigilanza che vorrebbero con la presidenza in quota al movimento e invece, osserva caustico, “oggi è in mano a Capezzone, che ha la quinta ginnasio”. La Rai che nel 2012 perde 200 milioni e 13 mila dipendenti. “Non ci hanno dato una carica istituzionale, siamo 9 milioni di persone, ma faremo una battaglia all’ultimo sangue, perché alla vigilanza Rai ci voglio andare io”. Cioè noi, conclude.
(Il Fatto Quotidiano 3 giugno 2013)
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