quanto è bella giovinezza

Ho ripescato un libro pubblicato qualche anno fa, una raccolta di articoli che scrivevo per una rubrica nel tempo in cui lavoravo  nella redazione  de La Sicilia (oggi non ci lavoro più). Quando scrivevo quei pezzi ero giovane, non ho pensato al contenuto dei brevi reportage, non mi importava nulla. Pensavo a me, giovane, veloce, in salute. Ho provato una nostalgia terrificante. Non so dove mi trovo – vi è mai capitato? – di colpo, stento a riconoscermi,  un po’ come quando si ripete una parola (è un gioco, lo avete mai fatto?) sempre tante volte  fino a che diventa un suono e basta, privo di significato e dentro quel  “privo di significato” si intercettano certi misteri esistenziali enormi, cosa c’era prima, cosa siamo noi e il mondo? Non credo di poter invecchiare, non so con quale coraggio o pazienza, come sopravvivere. E’ già tutto finito, penso delle volte. E’ possibile? Quando invece son quasi sicura che procedo verso lo start, per ricominciare di nuovo, aspetto le estati della giovinezza, non è una pazzia? Quanto è bella giovinezza, non vogliamo più invecchiare (cit. Fabrizio De André, La Domenica delle salme).

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