la mia soluzione segreta

Sì, credo che siano esercizi di stile: raccontare la vita nella sua ordinarietà attraverso una metacronaca. Un lettore ieri ha praticamente intercettato quel che definisco la mia soluzione segreta. Niente di più straordinario in effetti dell’antico lamento dell’uomo di strada,  della sua narrazione perenne. Il punto non è raccontare qualcosa di nuovo, è impossibile, mi par impossibile persino restituire la trama alla letteratura, la letteratura non ha interesse alcuno per qualcosa di straordinario da raccontare. Prendiamo le nostre letture giovanili ad esempio, pensando a queste o se ci chiedessero dei libri che abbiamo amato: io risponderei attenendomi alle pulsioni dell’autore, piccoli cammei fatti di osservazioni, paesaggi fisici e intimi spirituali, non penserei esattamente all’odiosissimo plot. Quando rifletto sulla solitudine di Stefano, l’ingegnere bardato di ideologia, l’antifascista confinato del romanzo di Pavese “Prima che il gallo canti” (è sempre l’esempio che mi riesce meglio), ho in mente nitide certe immagini, certi sussulti morali, mi annoia la vicenda tout court, riassumerla intendo. Ho in mente le ombre fragili infrangersi sui colli aspri, la condizione umana del confinato, più che l’ apprendistato politico del dissidente. Mi importa meno raccontarvi di Gianino, di quel che accadde in osteria, mi interessa oltremodo Elena il suo patetico amor proprio, la sua ritrosia, il suo sconsolato piccolo mondo di paese, la sua carne caduca, trofeo di abbandoni, la sua eroica ignoranza. Non cercate la trama nelle cose che scrivo dunque, ho amato Pavese. Sono esercizi di stile, è vita ordinaria. E se volete seguitemi anche qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vtomassini/

Advertisements