tossici

Sedevo sui gradini del sagrato. Amo sempre meno la promiscuità, sono spesso molto sola, ma è una condizione cercata. Guardavo i passanti, con in testa una canzone di Brassens. A un certo punto rivedo quel tale, il tossicomane che mi ha rovinato l’adolescenza. Il cadavere , era vivo tutto sommato, aveva persino smesso di bucarsi, io e la mia maledetta smania di salvare qualcuno. Lo rivedo e trattengo la nausea, il peggiore tra gli uomini che ho incontrato, per di più con l’aggravante della noia da lui cagionata, mai amato, mai desiderato, era un verme. Le mattine al sert, e tutto il resto, sentivo parlare solo di roba e tutto il resto. Fu un incubo. Non dovrei raccontarle certe cose, avevo sedici anni, ed erano tutti tossici, aspettavano il metadone, l’assistente sociale, i referti del test sull’hiv. Gli anni peggiori. E quel cadavere con il quale persi la mia bellezza, la gioventù, i pensieri leggeri di una liceale.  Volevo salvarlo, idiota. Il senso di morte che si portava d’appresso, aveva tentato il suicidio con un grammo di eroina, è già morto uno così mi rimproverava una tizia che studiava psicologia. Non chiedetemi perché mi sono punita, non lo so, vorrei riavere il mio tempo, seppellire il tedio di quel tale e lui stesso lontano, ci sarà una fossa degna di lui. E mi tremano le mani per la rabbia, una rabbia cieca. Stia lontano da me.

(continua)

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