Janusz

Janusz era un militare. Il sabato e la domenica incontra la sua donna, Tania, la bellissima Tania, giovane, ucraina, così Janusz dorme con lei, due notti d’albergo. Janusz  vive in stazione. Non assomiglio a nessuno, dice, ha una voce cavernosa, mi piacciono gli uomini così, non sono Gural, come Gural, l’altro polacco che sembra l’uomo della montagna, del monte Gora, Gural, Gora, c’è da perdersi. Ma è il monte degli alchimisti, degli spiriti eletti. Ieri sedevate al Duomo, guardavate gli altri, oh come vorrei anch’io, non farei altro, per capire la vita, considerata la mia inefficienza. Janusz ti ha portato un paio di riviste polacche, un giornalista della gazeta analizzava il fenomeno dell’ex premier, leggevi il pezzo, tu sai che pezzo è gergale, tu mi conosci, la mia redaktora dici oppure qualcuno ti ha suggerito “la mia Elsa Morante”; il pezzo era una condanna tout court. Non devo usare francesismi, scusa la banalità, hai ragione. Janusz è tornato dalla Puglia, una prova inutile la raccolta di Foggia, finita a sprangate col caporale. Janusz non ama i padroni, Janusz ha la tempra e il rigore del militare. Che donna Tania, dici, quanto è bella, e Janusz ha il doppio della sua età, dico. Ma ci sa fare.

(continua)

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