Quel conto infinito dei cadaveri – Il Fatto Quot.

“(…)Lampedusa non ha mai conosciuto l’Europa, è la feritoia che attraversa un continente, non è un’isola Lampedusa, dovremmo avvertire la Malstrom. E nelle spiagge di Siracusa o Portopalo o Sampieri l’Europa non ha mai battuto bandiera, l’Europa non ci conosce, non è venuta a Lampedusa o a Cassibile o nella terra di nessuno a togliere i pioli dalle tende degli africani. Non sappiamo cosa farcene di questi uomini, ammettiamolo, ma  li abbiamo noi, vivi o morti, sono nostri, adesso sorridono persino nelle nostre strade siciliane, sembrano liberi, non tutti lo sono. Siracusa oramai è nera ad esempio. Gli uomini liberi attraversano le nostre piazze, gli altri sussultano dietro le grate di un Cie, nei mausolei eretti per contenere la portata di un gigantesco nonsense. L’Europa non conosce certi bivacchi, sono feretri, nei poderi di Cassibile, dove vivono i migranti per sempre, quelli che da un Cie non usciranno mai e allora vi riparano a ridosso, così accade nelle terre di nessuno in via Gela, dietro il mausoleo autorizzato dalla prefettura; o nei ruderi dei caporali, dove si nascondono i migranti per sempre sì, appena invisi agli indigeni che hanno dimenticato il castigo dello spaesamento, il cilicio dell’alienazione perenne; certe volte li chiamiamo braccianti, quelli che crepano sotto il sole d’agosto perché gli scoppia il cuore dalla fatica, come fu per quel ghanese che esalò su un campo di patate, a Siracusa. Sono passati dieci giorni dai trecento morti, ne conteremo altri, abbiamo cominciato stanotte. Barroso ci ha promesso l’Europa. Signor Barroso cosa vuol dire Europa? Lo spieghi a noi, che da qui, a uno sputo dall’Africa, dormiamo con i morti. Abbiamo perso il sonno, signor Barroso”.

(L’articolo per intero è nell’edizione cartacea de Il Fatto Quotidiano -12 ottobre 2013)

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